Cinque giorni, 239 eventi. Un numero enorme di appuntamenti letterari, che può disorientare di per la vastità delle proposte. Il Festivaletteratura di Mantova scalda i motori e mercoledì 4 settembre prende il via, trasformando Mantova nella Capitale, estemporanea, dei libri. A far decollare subito le prevendite, registrando il tutto esaurito in poche ore dall’apertura, è l’evento annunciato a sorpresa che vedrà protagonista Roberto Saviano in piazza Castello alle ore 17. L’autore di Gomorra e del più recente Zero Zero Zero, un viaggio nei gironi danteschi della cocaina, proporrà un incontro su valore e potere della parola. Quello di Saviano è un ritorno, dopo il 2008 quando, scortatissimo, riconobbe in platea anche gli avvocati di Antonio Iovine e Francesco Bidognetti, i due camorristi del clan dei casalesi pubblicamente denunciati per i loro affari illegali dallo scrittore proprio durante una manifestazione per la legalità a Casal di Principe.

Ma mercoledì sarà anche il giorno di Almudena Grandes (ore 21, piazza Castello), l’autrice spagnola, resa celebre dal romanzo Le età di Lulù, impegnata in un percorso letterario di riavvicinamento agli episodi della guerra civile spagnola, come dimostra il suo lavoro più recente Il ragazzo che leggeva Verne, ultimo capitolo del progetto denominato “Episodi di una guerra interminabile“. La Grandes incontrerà la scrittrice italiana Melania Mazzucco. Ma il primo giorno del Festival vedrà anche altri appuntamenti da cerchiare con il rosso. Vediamone un paio: Luciana Castellina, anima rosa del partito comunista italiano e firma storica del Manifesto, racconterà un pezzo di storia italiana vissuta da protagonista “con la speranza di cambiare il mondo”, come recita il titolo dell’evento in programma alle 16.45 nel cortile dell’Archivio di Stato. Carlo Freccero – vulcanico direttore di Raidue nella stagione di Luttazzi, dei fratelli Guzzanti e di Santoro – approfondirà il rapporto fra televisione e Internet.

Giovedì 5 settembre sarà Vinicio Capossela – non proprio uno scrittore puro, anche se qualche libro l’ha scritto (Non si muore tutte le mattine) – a prendersi la scena (ore 11.15, piazza Castello). E lo farà parlando della Grecia, un paese che ha imparato ad amare a partire dal genere musicale ultimamente approfondito, il rebetiko. Si potrà sapere di più sulla Corea, meglio sulle Coree, quella del Nord e quella del Sud, ascoltando le parole del giovane autore Kim Young-Ha (ore 16, palazzo D’Arco), che nei suoi romanzi elegge protagonisti uomini in crisi di identità, spaccati in due come il loro Paese. Non ci sarà, invece, padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita rifondatore del monastero di Mar Musa in Siria, tuttora nelle mani di un gruppo di sequestratori. Al suo posto è stato invitato – giovedì , ore 18.30, palazzo D’Arco – Shady Hamadi, blogger de ilfattoquotidiano.it nato a Milano ma di padre siriano, non ha mai nascosto la propria posizione di contrarietà al regime di Bashar Assad. E non ha mai nascosto la propria totale contrarietà ai tagli che lo Stato sta operando nei confronti della cultura, della ricerca e della scuola Salvatore Settis, ex direttore della Normale di Pisa e già presidente del consiglio dei Beni culturali: alle 18.45 in piazza Castello approfondirà i contenuti dell’articolo 9 della Costituzione, quello in cui si dice che “la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica”. Di tutt’altro genere l’evento che in serata (ore 21.15, piazza Castello) vedrà Alessandro Bergonzoni cimentarsi in un dissertazione semiseria su L’amorte.

Del diritto di avere diritti tratterà, venerdì alle ore 11.30 in piazza Castello, Stefano Rodotà, uno degli ospiti più attesi della rassegna, come dimostra l’alto numero di biglietti venduti. Da segnalare, sempre venerdì, gli eventi che vedranno protagonisti la scrittrice egiziana Ahdaf Soueif (ore 17.45, archivio di Stato), che è stata fra la gente di piazza Tahrir al Cairo fin dalle prime manifestazioni, e l’israeliano David Grossman (18.30, piazza Castello).

Sabato sarà il giorno del cubano Leonardo Padura Fuentes (ore 10.15, palazzo San Sebastiano) capofila di una nutrita schiera di giovani autori cubani quest’anno al Festival e padre del tenente Mario Conde, protagonista dei suoi noir. E ancora Laszlo Krasznahorkai (10.30, palazzo D’Arco), lo sceneggiatore di riferimento del regista Béla Tarr, don Luigi Ciotti (ore 11 piazza Castello), Ivano Fossati (ore 14.30, piazza Castello) che parlerà di precariato e speranza per i giovani italiani in cerca di lavoro, e Barry Miles (ore 14.45, aula magna Università) vera anima della swinging London anni ’60.

Ma sabato, forse il giorno più intasato di eventi, ci saranno anche l’attivista indiana Vandana Shiva, sostenitrice di un modello di sviluppo ecosostenibile (ore 19.30, piazza Castello), Clara Usòn, scrittrice catalana autrice del romanzo La figlia nel quale racconta il suicidio della figlia di Ratko Mladic (ore 16, Palazzo D’Arco) e Piergiorgio Odifreddi, impegnato in uno spettacolo sul razionalismo nel quale si avvarrà del supporto di Valeria Solarino, improvvisata lettrice di brani tratti dal De rerum natura di Lucrezio (ore 21.30, teatro Ariston).

Lilian Thuram, ex calciatore di Parma e Juve, domenica (ore 10, Palazzo San Sebastiano) parlerà di razzismo e ad ascoltarlo ha già anticipato che ci sarà anche il ministro Cècile Kyenge. Andrès Neuman, astro nascente della letteratura argentina che Roberto Bolaño ha nominato suo erede, chiacchiererà con Lella Costa (ore 14.30, Palazzo D’Arco). Nella coda il Festivaletteratura, alla diciassettesima edizione, non riserva veleno ma Mathias Énard (ore 17 Archivio di Stato), autore di Zona e del recente romanzo storico (Parlami di battaglie, di re e di elefanti) in cui catapulta Michelangelo in Turchia, Boris Pahòr (ore 17.30, Teatro Bibiena), autore di Necropoli che ha da poco spento le cento candeline, e Emmanuel Carrère (piazza Castello, ore 18), che in Limonov ha ritratto uno dei più discussi scrittori e politici russi contemporanei.