I calciatori incrociano le braccia. Era successo anche nel 2011. Ma stavolta a scioperare non sono le stelle della Serie A, bensì i meno conosciuti giocatori della Lega Pro. A scatenare la protesta è la battaglia sugli incentivi all’impiego dei giovani nei campionati di Prima e Seconda Divisione. E fra Damiano Tommasi (presidente dell’Assocalciatori) e Mario Macalli (numero uno della Lega) adesso è muro contro muro: “Norma discriminatoria, il campionato non parte”, afferma il primo. “Sta farneticando, chi non gioca perde e viene deferito”, risponde il secondo.

“In realtà stiamo discutendo di ‘aria fritta‘: l’assemblea è fissata per il 29 agosto e lì le società decideranno tutto”, sottolinea al fattoquotidiano.it il presidente Macalli. Ma delle indiscrezioni ci sono già. Dall’anno prossimo addio alla regola degli under (i club, per ricevere dei contributi, dovevano tesserare e far giocare un numero minimo di calciatori nati entro il 1990 e il 1992). Si passa al criterio dell’età media: nel corso della gara, l’età media di 10 titolari (il più anziano viene escluso dal computo, per dare agli allenatori la possibilità di un ‘jolly’) dovrà essere inferiore a 26 anni in Prima Divisione, 25 anni in Seconda. Di fronte a questa prospettiva, però, i diretti interessati hanno detto ‘no’. Prima attraverso una serie di rimostranze sempre crescenti, poi con lo sciopero proclamato dall’Associazione Italiana Calciatori. “Lega Pro: non si gioca”, questo il titolo, perentorio, del comunicato pubblicato ieri.

E che ha sancito la rottura totale con la Lega. “Nessuna conciliazione, nessun compromesso”, tuona Macalli. “Noi siamo abituati a dialogare, ma l’Aic sta farneticando. Anche perché qui nessuno impone niente a nessuno: le risorse finanziarie sono dei club e decidono loro come utilizzarle. Noi diamo solo incentivi“. In ballo, infatti ci sono i circa 27 milioni di euro di diritti televisivi che dovrebbero spettare alla Lega Pro. Non tutti, però: per legge, il 40% di questi soldi viene distribuito ‘a pioggia’, e il 10% in base al bacino di utenza. Del restante 50% (da dividere a sua volta fra le due categorie), metà è ripartito in base alla classifica e metà (appunto) come premialità per l’impiego dei giovani. “Parliamo della metà della metà della metà dei fondi. E’ evidente che si tratti di una polemica strumentale e montata ad arte”, afferma Macalli.

Chi sfora i paletti sull’età media, non accede a questi contributi (meno di 200mila euro a club). Ma per l’Aic la norma “presenta chiari profili di illegittimità, crea discriminazioni nei confronti dei calciatori e false aspettative sui giovani, impoverendo il livello tecnico della categoria a discapito dello spettacolo e della meritocrazia“, si legge nel comunicato. L’Assocalciatori parla di allenatori costretti a fare la formazione con la calcolatrice, ma Macalli non ci sta. “Ci dicono che questa norma non premia i vivai perché così le squadre fanno giocare gli scarti delle primavere dei club di A e B parcheggiati in Lega Pro. Ma c’è un punto del regolamento che esclude dal computo dell’età media i giocatori che arrivano in prestito senza premio di valorizzazione“. “Tutto quello che stiamo facendo – prosegue Macalli – è per le società, a noi non viene in tasca nulla. Abbiamo fatto la riforma dei campionati e queste norme per abbattere i costi e permettere al calcio minore di sopravvivere. Si dice da anni che bisogna incentivare l’utilizzo dei giovani. Quando ci proviamo, l’Aic alza le barricate. E invece sul fatto che in Italia il 55% dei giocatori sia straniero non muovono un dito…”.

Per questo la Lega Pro non ha intenzione di fare passi indietro. “Giovedì in assemblea approveremo le regole. E dello sciopero non parleremo nemmeno perché è una roba ridicola“. Dalle prime reazioni i club sembrano appoggiare la protesta, ma il muro contro muro non spaventa Macalli: “Dai miei presidenti ricevo messaggi di solidarietà. Vedrete, ci sarà grande unità“, scommette. E anche sulla domanda fondamentale che ora tutti gli pongono non ha dubbi. Domenica si gioca? “Sicuramente sì”.

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