Esce in questi giorni un testo della Commissione nominata dalla Protezione Civile per lavorare su “eventuali relazioni tra terremoto ed esplorazioni per la ricerca di idrocarburi” e per “fare chiarezza sulle cause e sui falso miti collegati al terremoto dell’Emilia del Maggio 2012”. 

In particolare si afferma che: “Il Capo Dipartimento della Protezione Civile, con decreto n. 5930 11 dicembre 2012 e s.m.i., ha individuato esperti di altissimo livello internazionale, non coinvolti in attività e consulenze riguardanti il territorio emiliano-romagnolo, quali componenti di questa Commissione.”

Subito mi suonano strane le parole non coinvolti in attività e consulenze riguardanti il territorio emiliano-romagnolo.

Perché hanno specificato “il territorio emiliano-romagnolo?”

E se ne hanno in altri territori? 

E se ne hanno a livello nazionale? 

E se ne hanno a livello europeo?

Il presidente di questa commissione si chiama Peter Styles: professore di geofisica applicata e ambientale della Keele 4 University del Regno Unito.

Il prof. Peter Styles fa anche parte del “Shale Gas Europe expert advisory panel” cioè del pannello di esperti della “Shale Gas Europe”.

Eccolo qui, direttamente sul loro sito:

shale gasshale gas

A leggere il tutto, pare quasi quasi che il Professor Peter Styles sia una persona indipendente e libera e che i consiglieri di questa Shale Gas Europe siano innocenti “esperti” accademici.

E invece. Invece continuando a indagare sul sito della “Shale Gas Europe” si scopre che questa altro non è che un consorzio per promuovere l’immagine positiva del fracking in Europa finanziata da Chevron, Shell, Halliburton, Cuadrilla, Statoil, Total.

Eccoli:

shale gas

shale gas

shale gas

shale gas europe

 

Ora, tutto è possibile, ma nutro forti dubbi dell’imparzialità del Professor Peter Styles e come me, tutti dovrebbero. Anche se lui è integerrimo, credo che il suo conflitto di interessi sia veramente palese. 

Uno che è direttamente collegato a sei grandi nomi dell’industria petrolifera non può essere adeguato a presiedere una commissione che in teoria dovrebbe guardare tutti gli eventi in modo disinteressato e indipendente.

E gli altri?

Beh, eccoli.

Paolo Gasparini:

Professore emerito di Geofisica dell’Università “Federico II” di Napoli. Qui il suo curriculum: vanta varie consulenze per Agip, Snam, Texaco, Unocal e per la Turkish Petroleum Corporation, TPAO, tutte ditte petrolifere.

Ernst Huenges: 

Direttore dell’International Centre for Geothermal Research al German Research Centre for Geosciences (GFZ, Postdam, Germania). Il GFZ anche se cerca di sembrare un ente indipedente e finanziato dal governo tedesco, e’ in realta’ sponsorizzato da Bayerngas, ENI, Exxon Mobil, Forest Oil, GDF Suez, Lundin, Marathon Oil, Petrobras, Petrochina, PetroSA, Repsol, RWE-DEA, Schlumberger, Statoil, Total, Vermilion Energy Trust, Wintershall AG.

Lo dicono loro stessi: GFZ sta per GeoForschungsZentrum e qui ringraziano i petrolieri per i fondi:

shale gas europe

Paolo Scandone: professore ordinario di Geologia strutturale, in quiescenza, dell’Università di Pisa. Il gruppo di Stratigrafia, Tettonica e Sismotettonica di cui era a capo assieme ad Etta Patacca e’ stato finanziato da: Enterprise Oil, ENI e British Gas.
shale gas europe

Stanislaw Lasocki 
Professore di Scienze della Terra; capo del Dipartimento di Sismologia e Fisica della Terra presso l’Istituto di Geofisica, Accademia delle Scienze, Varsavia, Polonia e direttore del Triggered and Induced Seismicity. Working group, per studiare la sismicita’ indotta. E’ l’unico per cui non paiono esserci collegamenti diretti con l’industria del petrolio e del gas.

Franco Terlizzese
Direttore generale per le risorse minerarie ed energetiche del Dipartimento per l’Energia del Ministero dello Sviluppo Economico. Il suo ufficio fu creato nel 2009, e al convegno di Assomineraria di quell’anno disse i due obiettivi primari del suo ufficio erano di snellire le procedure burocratiche per lo sfruttamento degli idrocarburi e ripartire con gli studi ambientali nell’Alto Adriatico, dove la subsidenza indotta dalle trivelle ha causato non pochi problemi in passato.

In tempi più recenti al Sole 24 ore ha dichiarato: “Il problema è che in Italia non si fanno pozzi esplorativi, necessari per uno sviluppo oculato dei giacimenti. È necessario spingere le compagnie petrolifere a investire in ricerca per creare un patrimonio di conoscenza che l’Italia e in particolare la Basilicata ci auguriamo riescano a ottenere“.

E cosa altro poteva concludere una commissione il cui presidente e i cui membri sembrano avere per la maggior parte legami con l’industria del petrolio e del gas?

Ma è ovvio: che è tutto a posto.

E infatti, il rapporto degli esperti di altissimo livello internazionale non coinvolti in attività e consulenze riguardanti il territorio emiliano-romagnolo afferma che gli idrocarburi in superficie ci sono sempre stati, che la reinizione di acqua salata nel sottosuolo è utile per ridurre la subsidenza, che i terremoti del 2012 sono accaduti in zone già interessate da eventi sismici in passato. Nessun dubbio, nessuna domanda, nessun proponimento per il futuro: se continuare o no a trivellare l’Emilia – e lo stivale tutto – o se, alla fine, è sempre cos’ ‘e niente.