Non c’è un tempo per essere maestri. Chi insegna non può andare in vacanza perché i nostri alunni non sono a tempo. Fuori dalla scuola restano i nostri ragazzi. Chi fa il nostro mestiere non è uno che sta alla catena di montaggio dell’istruzione: le lezioni non sono solo quelle in classe ma continuano nella vita di tutti i giorni quando incontriamo i nostri alunni ed ex alunni per strada, al pub, in biblioteca, allo stadio.

Ecco perché dovremmo tenere aperte le nostre scuole anche d’estate. Non per restare in classe ma per partire con i nostri ragazzi. Mentre scrivo sto accompagnando con don Matteo e don Enrico, un gruppo di settanta ragazzi delle parrocchie di San Paolo d’Argon e Cenate (Bergamo) in un viaggio in Puglia sulle orme di don Tonino Bello ma anche all’Ilva di Taranto. Sono quelli che definiamo svogliati, senza entusiasmo, parassiti, passivi, vuoti. Giovani che hanno scelto di trascorrere le loro vacanze incontrando Nichi Vendola, il sindaco di Bari Michele Emiliano, i testimoni dell’eredita’ di Don Tonino Bello.

Ragazzi che potrebbero essere i miei ex alunni che hanno deciso di capire meglio cosa accadde sotto le ciminiere dell’Ilva, vivendo qualche giorno nel quartiere Tamburi respirando la stessa aria di chi abita in questa terra coperta dalle ceneri di morte. Forse dovremmo pensare a non lasciare sole le parrocchie nel compito di far conoscere ai nostri giovani le ferite dell’Italia ma anche i volti dei tanti che ogni giorno combattono per ridare speranza ad un Paese diventato “straniero” per i nostri alunni costretti spesso ad abbandonarlo.

Alla scuola spetta il compito non solo di istruire ma di educare alla vita. Insegnare è segnare le strade, indicare loro le possibili vie. La scuola italiana oggi è solo preoccupata di suonare la prima e l’ultima campanella senza preoccuparsi di cosa fanno i nostri ragazzi una volta usciti dall’aula. Potrebbe essere un modo per impiegare i docenti di ruolo nei mesi di luglio o anche una soluzione per non lasciare i precari a casa, disoccupati, per due mesi.

Una scuola in viaggio, un’istruzione che spalanca le porte delle classi portando i nostri ragazzi a conoscere il quartiere di Scampia a Napoli, il lavoro di Ciro Corona alla Vele; il sudore dei ragazzi delle cooperative che seminano nei terreni confiscati alla mafia in Sicilia o in Campania; il dramma di chi vive nelle nostre periferie; le testimonianze che raccontano luoghi come il Vajont, Marzabotto o Portella della Ginestra.