Di Fabrizio Saccomanni, io ho, come persona, come dirigente di BankItalia e come ministro, un’ottima considerazione: preparato, competente, stimato; magari, a volergli trovare una pecca 2.0, non molto mediatico. Sapere che lui rappresenta l’Italia nell’Ecofin e nell’Eurogruppo non mi crea né ansia né disagio; anzi, mi lascia piuttosto sereno, che lì non facciamo figure barbine e neppure ci lasciamo menare per il naso.

Però, quando è nato il governo delle larghe intese, mai mi sarei immaginato che Saccomanni finisse sotto tiro del Pdl e difeso dal Pd, quasi che fosse, lui che proprio non lo è, un’icona della sinistra. Che ingenuità!, la mia: qui, destra o sinistra non c’entra nulla; qui, c’entra solo fare, o meno, l’interesse elettorale d’una parte politica.

E’ vero che ci vuole poco, in questa Italia, e pure in questo governo, per figurare di sinistra, perché tutti paiono preoccupati di esserlo e soprattutto di sembrarlo. E una delle genialate di Berlusconi è di dipingere tutti gli avversari come comunisti mangia-bambini, anzi anti-imprenditori.

Qual è la colpa di Saccomanni? contro cui il Pdl spara ad alzo zero, reclamando in quel dicastero un ministro ‘politico’ al posto di uno ‘tecnico’, che magari non fa calcoli elettorali, ma economici e finanziari –il che, per un ministro delle Finanze, non è poi di per sé un male-.

Saccomanni resiste a ridurre le entrate senza avere già deciso come ridurre le spese, o come evitare lo sforamento del 3% del deficit di bilancio e l’aumento del debito. Resiste, cioè, a sopprimere l’Imu sulla prima casa e a cancellare l’aumento dell’Iva. Nella sua resistenza, il ministro è spalleggiato –in misura variabile e, soprattutto, fino a quando?- dal Pd e da Palazzo Chigi; e trova sponde in tutte le organizzazioni internazionali, l’Ue, l’Ocse, l’Fmi.

Ora, non è che Ue, Ocse ed Fmi abbiano sempre ragione. Anzi, capita che abbiano torto marcio. E, in questa lunga crisi, abbiamo misurato l’impatto economico negativo della loro visione rigorista.

Ma questa cosa ce la dicono all’unisono da tempo: riflettiamoci, prima di bollarla come una balla. In un Paese come l’Italia, che non riesce a fare pagare le tasse a tutti i suoi cittadini contribuenti e dove l’evasione costringe quelli che le pagano a pagarne molto di più di quanto dovrebbero, se tutti pagassero il giusto, colpire fiscalmente i consumi è più perequativo ed efficace che colpire i redditi. Perché chi sottrae i redditi al fisco ha più difficoltà a sottrarre i consumi. E così pure chi ha una casa bella e grande e ben situata in centro paga giustamente di più di chi ne ha una modesta e piccola e in periferia – anzi, magari quest’ultimo può pure non pagare nulla, se il primo paga il suo, magari grazie a un catasto affidabile e aggiornato -. Altrove in Europa funziona così e funziona bene. Perché da noi no?

Ministro Saccomanni, tenga duro: lasci pure l’Imu, rendendola più equa; aumenti l’Iva sui consumi non essenziali; e riduca, appena e dove possibile, le tasse sul reddito e il costo del lavoro. Se a darle addosso sono Brunetta, la Santanchè e la compagnia di giro della Voce del Padrone, vuol dire che lei è sulla strada giusta.