“All’incontré” è l’urlo di battaglia con il quale la tribù nomade dei Kuta Kuta, da cui dice di discendere Vinicio Capossela, si lanciava in sfrenate danze chiamate “quadriglie”. Suoni e ballate iscritte nel Dna del cantautore di origini irpine, che ne hanno segnato l’infanzia e la formazione. Per questo motivo Capossela ha deciso di produrre “Primo ballo”, l’album di esordio della “Banda della Posta”, l’orchestrina degli anni Cinquanta che ripropone un repertorio immenso di quadriglie, mazurke, polke, valzer e tarantelle degli anni ’20 e ’30. 

Il disco, in uscita il 25 giugno, raccoglie 20 brani tipici della zona dell’Irpinia che questi musicisti, originari di Calitri, paesino in provincia di Avellino, suonavano negli sposalizi nel corso degli anni ’50. Con l’arrivo del decennio successivo e del boom economico, l’orchestrina ebbe sempre meno spazio e queste musiche finirono nel dimenticatoio. A distanza di cinquant’anni, Vinicio Capossela ha deciso di rispolverarle e di lanciare le “giovani promesse” della “Banda della Posta” nel mondo della discografia. “Questa musica che accompagnava il rito era musica umile, da ballo – racconta Capossela – adatta ad alleggerire le cannazze di maccheroni e a “sponzare” le camicie bianche, che finivano madide e inzuppate, come i cristiani che le indossavano. Un repertorio di mazurke, polke, valzer, passo doppio, tango, tarantella, quadriglia e foxtrot, che era in fondo comune nell’Italia degli anni ‘50, ‘60, e che si è codificato come una specie di classico del genere in un periodo nel quale lo “sposalizio” è stato la principale occasione di musica, incontro e ballo”.

Nel corso degli anni Sessanta“le tastiere elettroniche hanno preso il sopravvento e gli sposalizi sono diventati matrimoni”. E questo gruppo di suonatori si è ritrovato improvvisamente catapultato in un mondo diverso, in cui non c’era più spazio per quel repertorio antico. Tutto veniva sostituito prima dal liscio o poi dal piano bar. Parecchi anni dopo questi musicisti si sono incontrati nella piazza del loro paese, di fronte all’ufficio postale, con molti capelli bianchi in più ma con la stessa voglia di suonare. Così Tottacreta, Matalena, il Cinese, Parrucca – questi alcuni dei loro nomi di battaglia – hanno ripreso in mano gli strumenti e il loro repertorio privo di virtuosismi. “Qualche anno fa, un gruppo di anziani suonatori di quell’epoca aurea non priva di miseria ha preso l’abitudine di ritrovarsi davanti alla posta nel pomeriggio assolato – racconta Vinicio – Avevano l’aria di vecchi pistoleri in paglietta.

A domandargli cosa facessero appostati davanti a quell’ufficio postale rispondevano che montavano la guardia alla posta, per controllare l’arrivo della pensione. Quando l’assegno arrivava, sollevati tiravano fuori gli strumenti dalle custodie e si facevano una suonata. Il loro repertorio fa alzare i piedi e la polvere e fa mettere ammollo le camicie sui pantaloni. Ci ricorda cose semplici e durature. Lo eseguono impassibili e solenni, dall’alto del migliaio di sposalizi in cui hanno sgranato i colpi”.

Capossela si è innamorato di loro e li ha voluti con lui prima all’Auditorium parco della musica di Roma, in occasione del “My festival” di Patti Smith, e poi sul palco del primo maggio, quando insieme hanno rispolverato “Al veglione”, un pezzo pubblicato dal cantautore nel 1996. E adesso arriva anche “Primo ballo”, che sancisce il suo esordio da produttore. Un disco con cui Vinicio ritrova un suo vecchio amore: l’Irpinia. Quella ‘camera a sud’ da cui osserva ancora la purezza e la genuinità di Mastro Sentimento che la sera del veglione, dopo aver bevuto 43 birre, cade urlando “all’incontré”.