Riceviamo e pubblichiamo: 

Gentile Davide,

ho letto il suo articolo “Golfo Aranci e le infiltrazioni mafiose in costa Smeralda”, e mi ha colpito il modo dimesso, quasi anonimo con cui ha descritto Mamoiada. Viene spontaneo domandarsi se il suo amico Bustianu conosce così poco il suo paese, che fa circa 2700 abitanti non poco più di due mila. Oppure se, capita, per ritenersi esperti di paesi barbaricini e delle loro tradizioni basti inventarsi un amico di un paese preso a caso scrutando in una cartina geografica la Barbagia di Ollolai . 

Mamoiada non è un paese così anonimo e insignificante, è il paese dei Mamuthones, le maschere tragiche del carnevale mamoiadino conosciute in tutto il mondo, è il paese che produce i vini fra i più rinomati di tutta la Sardegna, la sua economia non si basava esclusivamente sulla pastorizia, ma su diversificate attività artigianali e sull’agricoltura. Mamoiada è anche il primo paese barbaricino che ha indetto il concorso di poesia  sarda, molti esponenti della cultura nazionale conoscono Mamoiada perché è un paese che promuove numerose attività e manifestazioni culturali, nel suo territorio ha molti siti archeologici di notevole interesse ecc. ecc…
L’intento dell’articolo non era quello di parlare di Mamoiada, questo è vero. Ma se si trova lo spazio per scrivere che “Bustianu è anche il nome dell’avvocato protagonista dei libri gialli di Marcello Fois”, qualcosa in più si poteva dire. Fra l’altro Bustianu non è il diminutivo di Sebastiano, ma uno dei diversi modi di dire Sebastiano in lingua sarda, ed è anche il nome di uno uno dei più grandi poeti sardi: Bustianu Satta, avvocato pure lui.
Quel che mi fa sospettare che il suo amico Bustianu sia un po’ immaginario, è perché mi risulta strano che un mamoiadino possa descrivere “un balente” “uomo saggio e d’onore”, anche se era suo zio. Io non sono più tanto giovane, ma già ai tempi dei miei nonni (seconda metà del 1800), la parola “balente” era diventata sinonimo di strafottente, pallone gonfiato, prepotente con i deboli e servile con i potenti, e significati simili. In’oltre noi barbaricini non usiamo dire “uomo d’onore”. 
Noi delle persone onorabili usiamo dire “omine zustu e emina zusta” uomo giusto e donna giusta, oppure “omine de paragula” uomo di parola, e “pessone sinzera” persona sincera. In genere però ci limitiamo a dire“est un’omine est una emmina” è un uomo e è una donna, tanta è la stima che abbiamo dell’Uomo.
I malviventi non erano stimati e nessuno poteva considerarli uomini onorati dalla comunità. Ed escludo che di un malavitoso si potesse e si possa dire est un’omine. Certo, anche i malviventi potevano essere giusti, sinceri e di parola, ma finché queste virtù coincidevano con il loro tornaconto, altrimenti non sarebbero mai arrivati a macchiarsi di delitti così gravi come l’omicidio per rapina e il sequestro di persona. E questo vale anche per Orgosolo.
Inoltre sono sicura che se il suo amico Bustianu esiste davvero non è cresciuto con il mito di Misina, al massimo quel mito l’avrà sfiorato nell’adolescenza perché giornali e giornalisti hanno rappresentato eroica la delinquenza orgolese, e questa mistificazione è di per sé un fatto delinquenziale. Mi creda, Mamoiada pur avendo avuto i suoi banditi non ha mai menato vanto di un fenomeno e di personaggi di cui bisogna vergognarsi.
Quanto al fatto che i banditi sardi avrebbero accolto i mafiosi d’oltremare con una pallottola in fronte, la cosa fa un po’ ridere. I banditi sardi, come ha dimostrato “Il bandito tornato oggi all’onore (si fa per dire) della cronaca giudiziaria”, facevano e sanno fare affari con chiunque. Il motivo per cui mafia, camorra e ndrangheta non riescono a piantare radici in Sardegna, anche se ci provano, è perché i sardi non amano avere padroni, e anche chi delinque ci tiene ad essere padrone di se stesso.
Le organizzazioni malavitose d’oltremare invece hanno bisogno di famiglie intere affiliate a vita, di riti e patti di sangue non graditi ai sardi proprio per la schiavitù che sottendono.
Lo sapeva che molto spesso i malavitosi sardi non hanno neppure l’approvazione di tutti i loro familiari? La informo anche che la Barbagia è sopratutto Terra di grandi tradizioni di solidarietà, reciprocità e rispetto della persona, anche se i giornali sanno vedere soltanto il banditismo, che purtroppo c’è, e che i pastori barbaricini oltre al pecorino mangiavano pure molta carne con il buon pane carasau.
Per concludere faccio presente a lei e al giornale che quanto scrivete sulla Barbagia e dei barbaricini, a volte, lo leggono anche i barbaricini.
So che quanto ho scritto non sarà pubblicato, ma una sua personale risposta non mi dispiacerebbe.
Cordialmente Teresa Mele
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La mia riposta: 

Cara Teresa,

il mio intento non era quello di ferirvi o offendervi.

Le regole per un blogger sono rigide come quelle di un giornalista: va sempre rispettato il principio della verità dell’informazione e il numero di battute.

Quello che lei dice è giustissimo ma se avessi scritto tutto un post su Mamoiada, paese veramente splendido e ricco di tradizioni, non avrei avuto il tempo di parlare delle infiltrazioni mafiose a Golfo Aranci. Era evidente l’intento di introdurre un argomento delicato partendo da fatti realmente accaduti.

Non avrei mai pensato che la descrizione di Bustianu avesse attirato così tante critiche. E’ davvero così impossibile che esista un mamoiadino come il mio amico Bustianu?

Ho visitato più volte la Barbagia. Spero che non se la prenda se le dico che per me la Sardegna è una seconda casa e mi dispiacerebbe se, come è accaduto anche in Emilia Romagna, sottovalutaste il pericolo delle infiltrazioni mafiose.

Non mi ritengo comunque un profondo conoscitore dei vostri luoghi e delle vostre tradizioni, per questo invito tutti a leggere la sua bellissima lettera. Delle sue critiche e dei suoi consigli ne farò sicuramente tesoro, grazie.

I più cari saluti.

Davide Grassi

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“Bustianu” in sardo è il diminutivo di Sebastiano. “Bustianu” è anche il nome dell’avvocato protagonista dei gialli di Marcello Fois.

Ho un amico che si chiama “Bustianu”. E’ naturalmente sardo e abita a Nuoro dove vive con la famiglia, moglie e figli. Lui però viene da Mamoiada. Un paesino di poco più di duemila abitanti sotto la provincia di Nuoro ma nel cuore della Barbagia di Ollolai a nord del Gennargentu. Il “Bustianu” che io conosco è un uomo dai tratti somatici caratteristici, dalle sopracciglia folte e unite in mezzo alla fronte e dalla carnagione scura. E’ perfettamente a suo agio quando parla il dialetto barbaricino che non è per nulla semplice da comprendere se non sei del posto.

Bustianu ha vissuto per anni nella Barbagia. Terra di pastori e di banditi. Anche lui era un pastore prima di trasferirsi in città e mettere in piedi una piccola impresa edile. Un suo lontano zio, ora morto, era stato un “balente”, uomo saggio e d’onore e ottimo conoscitore del banditismo locale. Il Bustianu che conosco io è cresciuto a pecorino sardo e con il mito di Graziano Mesina. Il bandito tornato oggi all’onore (si fa per dire) della cronaca giudiziaria.

Nel 2008 durante una delle tante occasioni in cui sono andato a trovarlo a Nuoro, mentre mi rimboccava continuamente il bicchiere di Cannonau, mi è venuto spontaneo porgli questa domanda: “Bustianu, ma la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta, sono arrivate in Sardegna? Voglio dire, con tutta la speculazione edilizia e la ricchezza che circola in Costa Smeralda sei sicuro che nessun mafioso sia mai approdato nell’isola?”

Bustianu si è fatto pensieroso e prima di rispondermi si è concesso una lunga pausa. Poi la risposta, lapidaria, che non lasciava dubbi. Secondo Bustianu i banditi sardi non avrebbero mai permesso ai mafiosi di conquistare la Sardegna. Se solo un mafioso avesse provato a sbarcare sull’isola gli avrebbero sparato in mezzo agli occhi.

Cinque anni dopo quell’incontro, leggo sul Fatto che un avvocato sardo consigliere del Pd ha denunciato il rischio di infiltrazioni mafiose a Golfo Aranci. Ovviamente è stato querelato per diffamazione. A denunciarlo non è stato né il mio amico Bustianu né chi crede ingenuamente che la mafia possa desistere dal riciclare il denaro in territorio sardo. Per chi non fosse mai stato in Sardegna, a Golfo Aranci c’è un “piccolo” porto dove attracca una della più note compagnie di trasporti turistiche. Da lì ci vogliono pochi minuti per raggiungere Porto Cervo e Porto Rotondo, luoghi di villeggiatura per famiglie benestanti e ricchi imprenditori italiani e stranieri. Location ancora affascinanti ma in parte deturpate dalla speculazione edilizia.

Andrea Viola, è una voce fuori dal coro perché è l’unico ad aver denunciato nella sua veste di amministratore comunale di essere a conoscenza che un tal Salvatore Costanza, imprenditore di Agrigento, arrestato nel 2011 da parte della Procura di Palermo per associazione di stampo mafioso, risulterebbe nell’elenco degli appaltatori comunali. Nell’ultima relazione della Dna però c’è un passaggio che riguarda proprio Golfo Aranci. E’ scritto che seppur in una fase iniziale, sono in corso indagini concernenti possibili infiltrazioni di soggetti mafiosi in appalti pubblici proprio in quell’area.

Ma nella relazione della Dna non solo di mafia italiana si parla. Nel capitolo dedicato alla mafia russa ad esempio, è scritto che “… soprattutto a Roma, in Sardegna, e in Versilia si sono stanziati soggetti provenienti dai Paesi dell’ex Unione Sovietica che, pur in assenza di esplicite fonti di reddito, manifestano notevoli capacità finanziarie, hanno un lussuoso tenore di vita , acquisiscono – sovente in contanti – immobili di grande pregio e attività imprenditoriali….”

Nel capitolo dedicato al distretto di Cagliari, sempre in Sardegna, si ipotizzano i collegamenti della criminalità locale con “tradizionali consorterie di stampo mafioso operanti su tutto il territorio nazionale”. Una prima conferma è arrivata il 7 agosto del 2011 quando nei pressi di un ovile in agro di Onifai in provincia di Nuoro, veniva arrestato il latitante Canale Giovanni, ritenuto il responsabile del sequestro di Antonio Buglione, un imprenditore di Nola. La Dda di Cagliari ritiene che vi siano chiari collegamenti con la camorra campana con particolare riguardo alle attività di reinvestimento in Sardegna di denaro nel settore turistico-alberghiero.

Insomma, “totu su mundu est paesu”.