Una nuova puntata su Rete 4 della controrequisitoria televisiva per il processo Ruby. Attacchi ai magistrati di Milano, ricostruzioni di parte riferite come unica verità, tutto come al solito. Nessuno ovviamente interviene. Eppure le norme ci sarebbero, come ho avuto modo di dire proprio su questo blog, a partire dalle regole dell’Agcom sui processi in Tv. Volute per stoppare le trasmissioni di Santoro e Travaglio, se ne chiese all’epoca una rigida applicazione. Oggi neanche a parlarne. Ma quelle regole non sono state abrogate. Esse imporrebbero diverse cose, prima fra tutte la ricostruzione veritiera dei fatti.

Tuttavia, la cosa peggiore è un’altra. É l’idea che si possa impunemente fare un processo parallelo fuori da quello previsto dalla legge e che questo sia possibile perché l’imputato è anche proprietario delle reti televisive su cui questo controprocesso si svolge. Ecco, è questo stato psicologico la cosa più inquietante: ritenere che tutto sia “normale”. Indignazione, protesta, intervento degli organi preposti, non se ne parla proprio. Ma quello che succede mette in gioco un principio basilare della nostra democrazia, non a caso scritto a chiare lettere in tutti i tribunali: “la legge è uguale per tutti”. Ora qui c’è un signore che si rende diverso dinanzi alla legge perché ha i mezzi poterlo fare. Dunque, non si tratta solo di un problema relativo all’informazione, ma di una gravissima lesione del principio di uguaglianza, cioè di quel principio che ci fa tutti uguali e non schiavi di qualcun’altro. 

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