“Nessun processo equo” per lui negli Stati Uniti. A parlare è Edward Snowden, la “talpa” del Datagate, lo scandalo delle intercettazioni gestiti dalla National Security Agency, che, in un forum del Guardian online, con cui era possibile comunicare con lo statunitense attraverso l’hashtag #asksnowden, ha affermato che il governo americano ha “immediatamente e prevedibilmente distrutto ogni possibilità di un processo equo” per lui negli Stati Uniti, dichiarandolo “colpevole di tradimento“.

Snowden, poi, ha proseguito nel suo sfogo, rispondendo alle domande dei lettori:” Lasciare gli Stati uniti per me è stato un rischio incredibile, poiché i dipendenti della National Security Agency devono dichiarare ogni viaggio all’estero con 30 giorni di preavviso. ho dovuto scegliere un Paese che mi permettesse di lavorare senza essere detenuto e Hong Kong era quello che faceva per me”. Infine, quando gli viene chiesto perché abbia aspettato tanto a rendere noti i documenti, la talpa punta il dito sul presidente Usa Barack Obama: “Le promesse che aveva fatto in campagna elettorale mi hanno portato a pensare che che ci avrebbe portato alla soluzione dei problemi. Sfortunatamente, poco dopo aver assunto il potere  ha chiuso le porte a indagini su sistematiche violazioni della legge, ha ampliato e approfondito diversi programmi abusivi e ha rifiutato di spendere il suo capitale politico per metter fine a violazioni dei diritti umani come quelli che ci sono a Guantanamo”.

Poi il confronto con Manning, il soldato che ha fornito il materiale alla base delle rivelazioni sul dipartimento di  Stato. Per Snowden, non c’era nessun intento di voler “rovinare alcuno”: “I cablo non editati diffusi – scrive Snowden – è stata dovuta all’errore di una giornalista partner che non aveva pubblicato una frase in codice”. 

L’esperta di antiterrorismo dell’Ap Kimberly Dawson chiede poi il conto di quanto affermato dalle autorità degli Stati Uniti: “E’ vero che i terroristi, dopo le rivelazioni, hanno cambiato i loro piani“? E Snowden attacca: “La domanda che si dovrebbe dare ai giornalisti è quanti attentati terroristici sono stati prevenuti esclusivamente grazie a informazioni ricavate dai piani di sorveglianza e che non avrebbero potuto essere trovate in altro modo?”

“E’ soddisfatto di come stanno andando le cose?”, chiede un altro utente.”All’inizio ero molto incoraggiato – rivela Snowden – poi i media sembrano essere più interessati a cosa dicevo a 17 anni o all’aspetto della mia fidanzata, piuttosto che al più grande programma di spionaggio personale della storia dell’umanità”. Poi la domanda finale, posta da Glenn Greenwald, giornalista/blogger della testata britannica, su cui  in un primo si erano concentrati i sospetti di essere la talpa e che ha permesso di fare domande sul suo blog. “Vuole aggiungere altro?” “Grazie a tutti per il supporto e tenete a mente che il fatto di non essere oggetto di un programma di spionaggio non rende la cosa meno grave”.