La fumata bianca dovrebbe arrivare nell’arco di una settimana. Ma mai come in questa occasione il condizionale è d’obbligo: del resto si parla dell’addio definitivo della famiglia Matarrese al Bari calcio. Dopo 36 anni: praticamente un’era geologica, quasi un unicum nella storia del pallone made in Italy. Un trentennio in cui “la Bari” (al femminile, come una bella donna) ha disputato 12 campionati di Serie A, sfornando campioni e campioncini (Cassano su tutti), regalando un’altalena di sofferenze e tripudi a un pubblico tra i più caldi. A cui, però, non ha risparmiato l’onta dello scandalo scommesse. Un torbido sottobosco in cui è precipitata tutta la fauna biancorossa: calciatori, allenatori (che c’erano, ma non sentivano…) e pure i capi-curva, gli stessi che da un decennio contestano i proprie-tari. La colpa dei Matarrese? Aver gestito il Bari non in maniera davvero imprenditoriale. Risultato? Un continuo saliscendi tra A e B, neanche un passaggio in Europa. Profilo basso sempre e comunque, insomma, con la curva a scandire: “Ma quale presidente, ma quale costruttore, sei solo un muratore, sei solo un muratore”.

Ora, dopo improvvisati magnati texani e cordate squattrinate, la scalata al club biancorosso ha un nuovo, credibile protagonista: Paolo Montemurro, di Gioia del Colle, proprietario della Emmegi, che si occupa di realizzare e commercializzare prodotti in acciaio. Un’azienda sana, al pari della Sideralba di Luigi Rapullino, da Acerra, che dovrebbe acquisire il 49% del Bari. Dovrebbe. E sì, perché se tra gli addetti ai lavori il passaggio di consegne è dato per fatto, c’è ancora chi teme in un ripensamento dei Matarrese.

Sul tavolo ballano 10 milioni di euro (al netto delle comproprietà dei calciatori?), con il pagamento dilazionato nel tempo. Non è chiaro, tuttavia, se i costruttori abbiano accettato l’offerta o se la cifra sia la base di partenza per un braccio di ferro a salire. Il vero nodo sono i debiti della vecchia gestione: l’attuale proprietà se ne farebbe carico? C’è chi giura di sì, ma l’intoppo è dietro l’angolo, tanto che sono allo studio un paio di exit strategy. Si parla di co-proprietà (difficile) o addirittura di una soluzione in stile Alitalia (newco e badco). “Potrebbero esserci due gestioni separate riguardanti il vecchio e il nuovo. Ma non abbiamo ancora individuato il giusto modello” ha detto il dg Garzelli. Parole che confermano l’avvicinarsi della svolta. Dal tufo all’acciaio, questioni di solidità.

il Fatto Quotidiano, 13 Giugno 2013