Sembra tutta nuova Marsiglia. Spariti gli odori di pesce, il traffico congestionato, la sporcizia e il caos del porto. Nel 2013 la città, nominata Capitale Europea della Cultura, prova a far dimenticare una reputazione di città malfamata e pericolosa, cambiando i connotati come prima di lei hanno fatto Barcellona, Genova o Lilla.

E ieri ha aperto il faro di questo grande progetto culturale e urbanistico: il Museo delle Civiltà d’Europa e del Mediterraneo dell’architetto Rudy Ricciotti, che sorge sulla punta del vecchio porto, tra cielo e mare. Il MuCem era previsto, in realtà, da più di dieci anni, facendo parte di Euromediterranee, vasto programma di riabilitazione della città, costato 3,5 miliardi di euro tra fondi pubblici e privati, di cui 600 milioni finanziati dal comune. Euromed nasce con l’ambizione di delocalizzare l’attività portuale e industriale per lasciare spazio all’edilizia urbana, alla cultura e rilanciare un turismo che oggi rappresenta solo 7% del Pil.

Il museo delle idee
Primo museo consacrato interamente al Mediterraneo e anche primo museo nazionale decentralizzato, il Mucem è innanzitutto una prodezza architettonica. Ricciotti l’ha realizzato in una resina di cemento ultra-resistente, impiegata di solito nelle centrali nucleari e qui, utilizzata per la prima volta in scala così grande.

All’interno, dai muri scuri e grezzi come in una grotta marina, sarà esposta la collezione di 250mila opere: sculture, pitture, fotografie e oggetti del quotidiano che i conservatori hanno acquisito nel corso degli anni. Dall’agricoltura alla nascita delle religioni, passando per il concetto di cittadinanza, la galleria permanente vuole essere un tuffo nelle origini del Mediterraneo. Mentre, per le prime due mostre temporanee, il Mucem sceglie la complessità presentando Il Nero e Il Blu, percorso che mette in relazione/opposizione le due rive del bacino mediterraneo. Ma è soprattutto la mostra Al bazar del genere che rischia di far discutere con una riflessione sulle questioni di genere e famiglia. Più che mai d’attualità in un paese diviso sulla legge del matrimonio gay.

La missione di questo “museo delle idee” non è da poco: accogliere almeno 300mila visitatori l’anno per fare da traino all’economia turistica, e al contempo risvegliare l’interesse del pubblico locale, anche quello più popolare. “Si dice che i marsigliesi preferiscano lo stadio o la spiaggia al museo. Ma questo cambierà con la nuova offerta culturale della città” spiega Bruno Suzzarelli, ex direttore delle Arts Déco di Parigi, chiamato a dirigere il progetto dal 2009.

L’inaugurazione è stata però caratterizzata da una certa polemica di fondo, per i ritardi e soprattutto per le spese eccessive. Nel 2001 il budget del museo a venire era di 100 milioni di euro e nel 2012 la Corte dei Conti ne registrava il doppio. Troppo per i marsigliesi preoccupati più per la crisi e per la criminalità dilagante che per la mancanza di musei. La nomina di Capitale della Cultura e i conseguenti fondi sono stati provvidenziali per un progetto che altrimenti “sarebbe rimasto solo un’idea”, confessa Anthony Abihssira di Euromediterranee. Anche Riccciotti ci ha messo del suo: l’enfant prodige dell’architettura francese è sotto inchiesta da metà maggio per ricorso a lavoro nero, frode fiscale e infrazione al codice dell’urbanismo nella sua abitazione di Cassis. Lo staff di Euromed butta acqua sul fuoco: “Si tratta di un suo cantiere privato, non ci riguarda”. Per ora sembra prevalere l’euforia delle grandi novità, ma di tutto questo se ne riparlerà sicuramente nel 2014, elezioni municipali obligent.

di Federica Quaglia