I ragazzi salvano gli editori. La notizia arriva dal Salone del libro di Torino dove l’Associazione italiana editori (Aie) ha presentato un’indagine della società Nielsen. Che ne esce? Nei primi quattro mesi dell’anno si registra un boom dell’editoria per ragazzi, unico segmento positivo (+4% a valore), in un periodo in cui il mercato nel suo complesso fa segnare un preoccupante -4,4% a valore e un -0,7% a copie. E qui c’è anche la seconda novità del 2013: il mercato resta stabile in termini di copie mentre diminuisce il giro d’affari. Cresce il peso del paperback mentre sono in “caduta libera” i prezzi dei libri: i lettori scelgono sempre più titoli nelle fasce basse di prezzo. Ovviamente questo è un effetto della crisi economica e gli editori non si stancano di ripetere che il libro è un bene di consumo: speciale, ma pur sempre un bene di consumo che in un momento di forte recessione è penalizzato come gli altri.

Piccoli lettori oggi, lettori forti domani. Il fatto che il settore dei libri per ragazzi sia in crescita è una buona notizia in una prospettiva di lungo periodo: i piccoli lettori di oggi saranno più facilmente i lettori forti di domani. In particolare, è la fascia dei più piccoli, quella da zero a cinque anni, a far crescere il segmento. Un grande contribuito l’ha dato il successo della serie di “Peppa pig” (Giunti), la maialina diventata una beniamina dei piccolissimi e i cui libri non schiodano dalle classifiche da mesi. Il che conferma come i bestseller siano, in tutti i settori, fondamentali per gli editori (il 2012 di Mondadori è stato salvato dalla trilogia delle “Cinquanta sfumature”: oltre 3,5 milioni di copie). E gli altri settori? Soffrono tutti: perde il 10,7% a valore la non fiction pratica (guide cucina, viaggi), -8,7% per la non fiction specialistica (testi di management, computer). Più contenuto il calo per fiction (-3,7%) e non fiction generale (saggistica, -1,9%).

Sale il digitale, in difficoltà delle librerie indipendenti. Cresce ovviamente (e continuerà a farlo) il mercato dell’online passando dal 5,5% del 2012 al 6,3% del 2013. Il dato però non include Amazon, che non fornisce i propri dati (nemmeno a Nielsen). Questo significa, secondo gli addetti ai lavori, che il digitale sarebbe assestato attorno a un 10% del valore totale. E’ solo una stima, ma è verosimile. Cresce anche la quota di mercato coperta dalle librerie di catena (dal 41,5% al 42,2% del 2013). La grande distribuzione organizzata (gdo) cresce in termini di copie acquistate ma resta stabile a valore. I dati evidenziano invece chiaramente una sofferenza per le librerie indipendenti, che riducono ancora la loro quota di mercato: dal 37,1% del 2012 al 35,6% di quest’anno (confronto tra i primi quadrimestri). Su questo punto urge un intervento politico, come auspicato anche dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo videomessaggio di saluto all’inaugurazione del Salone del libro il 16 maggio: le piccole librerie garantiscono una diffusione del libro capillarmente in tutto il Paese, anche nei piccoli centri non raggiunti dalle catene. E poi tradizionalmente il libraio (non semplicemente un commesso, oberato da mille incombenze) è un operatore culturale, una figura che va ben oltre la funzione del commerciante.

Una crisi continua. Il 2012 è stato davvero l’annus horribilis per il mercato editoriale che ha chiuso con un -7,8% a valore e un -7% a copie il settore nei canali trade (librerie, online, grande distribuzione). Ha risentito meno della crisi il settore della fiction (-3.6%), seguito dall’editoria per ragazzi (con un -6.2%). Resta in sofferenza la non fiction. Nei primi quattro mesi dell’anno, si sono venduti oltre 27.800.000 copie libri, poco meno rispetto all’anno precedente (28.015.000). Significativa però la differenza di fatturato: 346milioni di euro in questo primo quadrimestre del 2013, contro i 362milioni di euro del corrispondente periodo del 2012.