Che la musica  fosse cambiata, che l’andreottismo e il demo-berlusconismo al governo siano indigeribili per i cittadini italiani normali e non solo per le “élites intellettuali” antiberlusconiane a prescindere , si era visto con le proteste negli stadi e gli striscioni con le immagini di due eroi autentici, Falcone e Borsellino, in risposta alle commemorazioni per Giulio Andreotti.

 Alla “marcetta su Brescia” organizzata con il fine rivendicato e lo slogan di “non cedere alla provocazioni della magistratura politicizzata che da venti anni fa la guerra con un uso politico della giustizia al più grande perseguitato della storia” si è capito ancora meglio il livello di insofferenza diffusa per la  disgustosa propaganda ventennale contro la magistratura.

Nonostante il silenziatore che la tv e le grandi testate, Corriere in primis, si erano premurati di mettere sulla manifestazione di Brescia, una dichiarazione di guerra al tribunale di Milano dopo la condanna per i diritti Mediaset, sotto il pretesto delle amministrative, in piazza Duomo e nelle vicinanze c’erano più contestatori e cittadini indignatiche fan disposti a fare da scudo umano al grande perseguitato.

E questa volta devono essersene accorti anche pasdaran, amazzoni e delfini, se al termine della manifestazione, quando il clima era ancora teso e le  contestazione non sfumavano, un fedelissimo come Romani dichiarava prontamente che l’annunciato incontro di parlamentari del Pdl a piazza Fontana in contemporanea con la requisitoria del processo Ruby, a 200 metri di distanza, non ci sarebbe stato.

Ma nella road map di guerra alla magistratura che  il Pdl di governo, responsabile e “leale” alleato di Letta, sta attuando senza apprezzabili ostacoli di ordine istituzionale e/o politico, tra il sabato a Brescia e il lunedì a Milano per l’annunciato  bis intimidatorio a palazzo di giustizia, durante la requisitoria di Ilda Boccassini, precipitosamente rientrato, non poteva mancare nemmeno una domenica arcoriana  a Canale 5 per una inedita docu-fiction-fai-da-te.

 Già il titolo “La guerra dei venti anni, Ruby ultimo atto”, dodici ore in anticipo sulle richieste di pena di Ilda Boccassini era abbastanza promettente, ma la ricostruzione “autentica” dell’imputato che avrebbe parlato della nipote Ruby con Mubarak medesimo e si attiva in extremis per evitare un gravissimo incidente diplomatico, come già aveva fatto in precedenza a favore della Libia, valeva la perdita di tempo. Senza contare gli interventi fondamentali del cosiddetto intervistatore che a proposito delle telefonate in questura per assicurare Ruby ad una  Minetti descritta come “una ragazza con le treccine, formata alla scuola di  Don Verzé” previene Berlusconi suggerendogli “Ma lei non chiese nulla in particolare, vero?”  

E anche se lo speciale non ha raggiunto nemmeno un poco entusiasmante 6% di share è difficile catalogarlo come un’ ulteriore conferma della assoluta “irrilevanza” della televisione ai fini della propaganda e del consenso fondato sulla manipolazione dei fatti, come molti addetti ai lavori continuano imperterriti a sostenere per banalizzare il conflitto di interessi di Berlusconi.

Vale anche la pena di ricordare, a riconferma di quanto fossero tattici o decisamente farlocchi gli otto punti che Bersani aveva proposto a Grillo, come al primo posto lo stesso Pd che ora mantiene, con qualche isolata eccezione,  un silenzio tombale sul comportamento eversivo del suo alleato di governo e sull’uso personale della Tv, peraltro due non novità, aveva messo niente-popodimeno-che il conflitto di interessi.

A Brescia c’erano anche il vice-presidente e ministro dell’interno Angelino Alfano ed i ministri azzurri Lupi e Quagliariello con tutto il seguito di viceministri e presidenti di commissioni che hanno superato l’imputato nel deprecare “il livore persecutorio” (Schifani) o “l’assassinio giudiziario” perpetrato dal pubblico ministero che nel processo Ruby ha chiesto 6 anni di reclusione e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per Berlusconi S. 

Naturalmente, con l’eccezione di Grillo che ha detto chiaramente dove dovrebbe stare Berlusconi e  mentre nel Pdl ai massimi livelli è tutta una gara a chi si avventa di più contro Ilda Boccasini, nel Pd che ha fatto in toto propria la “saggezza” di D’Alema nessuno commenta, né le richieste dell’accusa, né tantomeno i commenti demenziali contro i magistrati dei loro “compagni di spogliatoio”. Tanto i loro i elettori un’idea in proposito devono essersela già  fatta.