Dunque il premier Enrico Letta sta studiando come onorare l’impegno con il Cav. di abolire l’Imu pagata dai proprietari immobiliari.

Vale però la pena ricordare che l’Imu è stata un salasso per il mondo delle imprese. Decisamente di più che per le famiglie proprietarie di un’unica abitazione, che in media hanno sborsato 225 euro.

Come è noto, in effetti, quasi la metà dei 24,7 miliardi di euro di gettito Imu, ossia 12 miliardi, è arrivato dalle imprese; che peraltro, al tempo dell’Ici garantivano alle casse statali un appannaggio di 5,6 miliardi di euro.

C’è da considerare che la quasi totalità dei Comuni italiani ha utilizzato a piene mani la possibilità di innalzare l’aliquota base (7,6 per mille) sugli immobili strumentali all’impresa fino al 10,6 per mille, come si ricava con chiarezza dalla tabella elaborata su alcuni Comuni capoluogo di provincia.

(APRI LA TABELLA)

 

Ciò, in combinazione con l’incremento della base imponibile in conseguenza della rivalutazione delle rendite catastali – i coefficienti moltiplicatori sono infatti passati da 100 a 140 per i laboratori artigiani, da 34 a 55 per i negozi e le botteghe, da 50 a 60 per i capannoni industriali – ha  prodotto aggravi pazzeschi. 

Così, ad esempio, se a Ravenna l’aliquota risulta aver fatto il balzo più importante nel passaggio dall’Ici all’Imu (dal 6,6 al 10,6 per mille), a Parma, Roma, Bologna un negozio e una bottega artigiana hanno pagato, rispetto a quanto dovuto fino ad ora con la vecchia Ici, 5.000 euro in più. Mentre per un capannone industriale di media superficie si sono sborsati addirittura 30.000 euro aggiuntivi.

Sono cifre enormi. Che hanno costituito la goccia che ha fatto traboccare il vaso per migliaia di imprese, alle prese con indicatori congiunturali che continuano come noto ad avere il segno meno.

Le indiscrezioni sul decreto governativo in via di definizione parlano di un intervento di alleggerimento anche sull’Imu sui beni strumentali. In particolare pare che la rata di giugno per negozi, capannoni e tutti gli immobili di impresa si pagherà in base alle aliquote base. Si tratta certo di un piccolo gesto di attenzione verso il mondo delle imprese. Le quali però, anche con la lieve sforbiciata in preparazione, continueranno a pagare dal 30 al 75% in più di quanto davano ai Comuni con la vecchia Ici.

Se l’obiettivo del governo Letta è però quello di ridare fiato alle imprese, l’intervento sull’Imu  è un mero palliativo. Ed appare invece sempre più urgente un intervento di riduzione della tassazione sul lavoro basata, come proposto da Squinzi anche qualche giorno fa, sulla neutralizzazione del costo del lavoro dal calcolo degli imponibili Irap. Un provvedimento, questo, che potrebbe avere come risultato complessivo quello di ridurre del 9% il costo del lavoro. Ma soprattutto quello di fermare la percentuale di giovani attivi senza lavoro, che, in incremento dell’1% circa al mese, potrebbe arrivare entro luglio al 40%.