Smettiamola con il far ruotare tutto intorno all’io, escludendo il noi. Siamo davvero tutti cresciuti con il gene dell’egoismo?

Antonio Galdo, giornalista, scrittore e blogger di nonsprecare.it, sostiene di  no. E torna in libreria con un pamphletino molto smart: “L’egoismo è finito. La nuova civiltà dello stare insieme” (Einaudi). Il suo pensiero è chiaro, pulito è sostenibile: la Grande Crisi ci spinge verso nuovi modelli: dal cohousing al coworking, dalla Rete al welfare in fabbrica. Passando per la condivisione del verde con la creazione di orti verticali, i “grattaverdi” di New York.

Lo sapevate che la città più smart, ossia più vivibile d’Europa (vista attraverso vari indicatori sulla qualità di vita) è Zurigo. Beh, in realtà, è un braccio di ferro fra Zurigo e Vienna, il tempio del rigore (e dei treni puntuali che spaccano il secondo) deve vedersela con la capitale della Mitteleuropa. Quale sarebbe la mossa vincente di Zurigo? Ha puntato sullo shared spacelo spazio condiviso, la forma più avanzata di una nuova convivenza fra le tribù dell’egoismo metropolitano. Espressione estrema dell’altruismo metropolitano, lo shared space, affonda le sue radici nel pensiero dell’ urbanista olandese Hans Monderman: “Nelle grande aeree metropolitane dobbiamo tornare all’idea del villaggio…dove i cittadini si comportano meglio e hanno più voglia di stare insieme”. Perché come diceva Aristotele, non si può essere felici da soli. In questa nuova visione anche il downshifting, scalare le marce, il rallentare diventa una necessità utile allo spirito della collettività.

Per affinità di nascita e (di scelta) ho apprezzato e condiviso il capitolo che riguarda Napoli dove l’autore scrive: “Sono fuggito da una città che vedevo soffocare. Mi sono arreso di fronte a una città egoista, come la sua borghesia sottoproletaria, indolente e insofferente, incapace di pensare a un noi . Vent’anni di migrazione mi hanno fatto attraversare tutti gli stadi dell’addio: la rabbia, il dolore, il rigetto…”. Ma Galdo, affacciato al balcone dei suoi ricordi, sogna ancora una Napoli che risorga.

Ha solo 20 anni Davide Dattoli, cofondatore di Talent Garden, con sede  a Brescia per la sua vocazione di territorio ideale dell’impresa e del fare insieme. Visionari? Forse. Intanto lavorano gomito a gomito programmatori, videomaker, webdisegner… guardano oltre la nebbia della recessione, smuovono idee in un clima eccitante di metamorfosi professionali. Lì tengono d’occhio i business angel, finanziatori/mecenati di nuove idee. La loro comunità è fondata su coworking e copassion, ossia condivisione di lavoro e passione. E già la chiamano la Silicon Valley del bresciano.

Condivisione e solidarietà, sono questi concetti alla base della diffusione planetaria dei social network. Nel campo della sociologia già da tempo si parla di intelligenza collettiva, secondo cui le singole intelligenze devono cooperare per poter gestire un sapere in crescita esponenziale. 

Saggi, governanti e pseudo tali, fate finta anche voi di credere che l’egoismo sia finito. A furia di ripeterlo, magari succede sul serio.