I recenti rovesci elettorali di Rivoluzione Civile, che hanno replicato quelli del 2008, fanno pensare che la sinistra in Italia sia oramai morta. Si è trattato di un tentativo generoso e coraggioso e voglio qui pubblicamente ringraziare Antonio Ingroia che si è assunto il difficile compito di guidarla, pagando per questo un prezzo anche personale. Certamente essa ha scontato vari limiti e soprattutto la brevità dei tempi dettati dalle elezioni.

Oltre le sconfitte, che vanno analizzate e capite, tuttavia, oggi più che mai c’è bisogno di sinistra. Le basi della sinistra da ricostruire devono essere secondo me contenute nei seguenti principi. 

Primo principio. Eguaglianza nella distribuzione del reddito. I meccanismi “spontanei” dell’economia capitalista (ovvero per chi non ci crede l’azione nefasta delle varie lobbies, cricche, caste e cosche) producono sempre più intollerabili aumenti nelle diseguaglianze di reddito che vanno aboliti perché sono in insanabile contrasto con il principio dell’eguaglianza fra le persone.

Secondo principio. Lavorare meno lavorare tutti. Reddito sociale garantito. La disoccupazione rappresenta una fonte d’angoscia per milioni di individui e un intollerabile spreco di risorse umane. Occorre un piano pubblico per riorientare il lavoro alla fornitura dei servizi pubblici essenziali, a partire da sanità, cultura e istruzione. Va previsto un reddito garantito socialmente di cittadinanza per tutti coloro che non hanno altre fonti di reddito.

Terzo principio. Valorizzazione dei beni comuni. Uno degli effetti più deleteri della crisi economica e finanziaria è costituito dalla spinta alla privatizzazione dei beni comuni e dei servizi pubblici. Questo è stato l’obiettivo principale dell’asse Monti/Napolitano e continuerà ad essere nel futuro lo scopo principale della classe dominante che si vuole appropriare di ogni spazio e servizio pubblico.

Quarto principio. Libertà individuale. Al di là delle ipocrite chiacchiere sul liberalismo, il capitalismo rappresenta la maggiore fonte di violazione della libertà individuale negando agli individui la possibilità di realizzare la propria personalità e riducendoli a merce. Questo discorso riguarda in particolare le donne che costituiscono la maggioranza della società. In più, si innestano in Italia e in altri Paesi i divieti di stampo clericale e fondamentalista che impediscono alle persone di determinare liberamente il proprio futuro negando ad esempio il matrimonio alle coppie gay.

Quinto principio. Democrazia diretta. La democrazia dei partiti è in crisi ovunque. Si tratta di strutture che pensano prevalentemente alla loro autoperpetuazione e hanno perso da tempo il ruolo di cinghia di trasmissione della volontà popolare. L’unica soluzione a questa crisi è rappresentata dall’estensione dei momenti di democrazia diretta su scala locale (sulla scorta del fondamentale esempio del movimento No-tav) e generale, come i referendum, avvalendosi anche dei nuovi strumenti di tipo telematico come internet.

Sesto principio. Solidarietà. Dalla globalizzazione emerge sempre di più il concetto dell’unità di destini dell’umanità che si basa su solidi principi di stampo religioso (cristiano, islamico, buddista,ecc.) e marxista (proletari di tutti i Paesi unitevi!). Nell’attuale situazione di crisi le forze della destra accentuano le loro caratteristiche razziste tentando di lucrare una squallida rendita di posizione dal discorso della contrapposizione tra italiani e migranti. Si tratta di un tentativo pienamente funzionale alle classi dominanti perché mira alla divisione fra gli sfruttati.

Tra le forze attualmente rappresentate in Parlamento non ce n’è una che si faccia carico fino in fondo di questi sei principi. Non il Pd (e nella misura in cui ne è alleato Sel) che da tempo è subalterno all’ideologia dominante. Non il Cinquestelle, che pur esprimendo talune posizioni dettate dal diffuso stato d’animo di rifiuto e sfiducia nei confronti del sistema, presenta varie contraddizioni e oscurità nel suo discorso. Per non parlare dei montiani e della destra, votati a principi esattamente opposti a quelli qui elencati e anche, nel caso di Berlusconi e della sua accozzaglia di servi, alla salvaguardia di una persona che ha violato varie leggi dello Stato.

Ciò significa che la sinistra deve continuare a proporsi e informare sempre più la propria azione a quei principi. Il terreno locale può essere per certi versi più favorevoli, come dimostrano i successi di Orlando a Palermo, de Magistris a Napoli, come pure di Zedda a Cagliari, Pisapia a Milano, Doria a Genova, ed altri.

Le prossime elezioni di Roma vedranno la scesa in campo di una formazione come Repubblica Romana, che propone Sandro Medici a sindaco di Roma. Tale coalizione di movimenti e partiti va sostenuta nell’ottica dell’indispensabile rilancio della sinistra nel nostro Paese. Così pure va ripresa l’esperienza di Cambiare si può che è stata abbandonata a causa delle urgenze elettorali. Il presente grave stato di crisi del nostro Paese non richiede un’accolita di bacucchi espressione dell’establishment dominante che siedano fra loro a straparlare,  ma una ripresa del protagonismo di massa. Anche e soprattutto a questo deve servire la sinistra che dobbiamo rilanciare e riproporre.