Nicola Cosentino dovrebbe costituirsi in carcere venerdì, quando saranno terminate le procedure di insediamento del nuovo Parlamento. E’ quanto apprende l’Ansa dall’avvocato Stefano Montone, difensore del deputato Pdl ed ex sottosegretario del governo Berlusconi. Nei giorni i giudici hanno rigettato le richieste di revoca delle ordinanza di custodia cautelare che pendono sul politico. Cosentino è imputato di collusione con la camorra e in particolare col clan dei Casalesi nella gestione del business dei rifiuti ma anche di aver mercanteggiato con la criminalità favori in cambio di appoggio elettorale. Il processo è già in corso e Cosentino, che ha sempre respinto le accuse, ha finora partecipato a tutte le udienze del processo. Le ordinanze sono state emesse nell’ambito di procedimenti nei quali Cosentino è accusato di corruzione, in uno, e di concorso esterno in associazione camorristica, in un altro e sono state confermate dal Tribunale del Riesame. Quando il Parlamento venerdì si riunirà per la prima volta Cosentino perderà il suo status e sarà un cittadino come gli altri. 

Montone, che difende Cosentino insieme all’avvocato Agostino De Caro, ha precisato che al momento non si sa a quale strutturail deputato uscente dovrebbe presentarsi. Tra le ipotesi, oltre a una delle case di reclusione campane (in particolare, quelle di Napoli), vi è anche quella di un penitenziario fuori regione, per esempio Rebibbia, a Roma. “La decisione definitiva sulla struttura in cui verranno scontati gli arresti – ha concluso Montone – spetta all’autorità giudiziaria e sotto il profilo amministrativo al Dap”.

Il legale ha poi precisato all’Adnkronos: “Se il nuovo Parlamento non completa la prima giornata di lavori e l’autorità giudiziaria non emette un ordine di esecuzione, non possiamo sapere quando Nicola Cosentino dovrà andare in carcere. Spetta a lui e soltanto a lui decidere se attendere la polizia giudiziaria a casa oppure se andare a costituirsi in Procura oppure nel carcere dove lui vorrà”. Lo scorso 21 gennaio Cosentino non fu ricandidato e nel Pdl si scatenò una sorta di psicodramma dopo che l’ex sottosegretario sembrava essere scappato con la lista dei candidati da presentare alle corti d’appello, le liste erano state recuperate e Cosentino come previsto era rimasto fuori dalle elezioni. In una drammatica conferenza stampa Cosentino aveva poi puntato il dito contro chi lo aveva voluto lasciare fuori e di Alfano aveva detto: “Un perdente di successo”. Intanto il 18 febbraio scorso un collaboratore di giustizia al processo aveva dichiarato che il boss Francesco Schiavone aveva ordinato di votare per Cosentino.