Cosentino ha rinunciato. E’ stata una esclusione molto dolorosa, per tanti anni è stato leader politico di questo movimento”. La conferma ufficiale arriva dal parlamentare uscente e ricandidato del Pdl, Luigi Cesaro, presente alla Corte d’Appello di Napoli dove si presentano le liste. L’annuncio arriva nel pieno di un autentico piscodramma sulla candidatura di Nicola Cosentino, accusato di corruzione e di collusione con la camorra casalese. In un pomeriggio di fibrillazione, nell’ultimo giorno utile per la presentazione delle liste per le politiche di febbraio, il caso Cosentino ha fatto preciptare nel caos il partito berlusconiano. Quando ha realizzato di essere stato tagliato fuori, l’ex sottosegretario all’Economia è fuggito dal vertice in corso a Napoli portandosi via i documenti necessari per presentare le liste. Cioè i fogli, già controfirmati dal notaio, sui quali era indicati tutti i nomi dei candidati sia per il Senato che per la Camera.

NAPOLI, IL GIALLO DELLE CARTE. In un primo tempo il Pdl ha smentito l’affaire dei documenti: “La notizia relativa a una presunta sparizione delle liste elettorali della Campania è destituita di fondamento”, assicura il deputato Pdl Luca D’Alessandro. “Tutta la documentazione è nelle mani del commissario regionale della campania, senatore Francesco Nitto Palma, che sta provvedendo al deposito”. In effetti verso le 17,30 Palma è arrivato alla Corte d’appello di Napoli per completare la procedura, in una specie di fotofinish. Ma un fatto smentisce la versione ufficiale “tranquillizzante” del partito. Poco più tardi una sessantina di candidati del Pdl si è radunata all’Hotel Terminus di Napoli – dove si teneva la riunione precipitosamente abbandonata da Cosentino – per firmare nuovamente le carte necessarie, in un clima di forte tensione. “Perché siamo qui? Perché dobbiamo firmare nuovamente le candidature e non sappiamo neanche perché” ha spiegato all’Ansa il candidato al Senato Ciro Falanga.

Poco più tardi lo stesso Falanga, resosi probabilmente conto di aver dato la prima conferma ufficiale dello psicodramma in atto, ha voluto rettificare affermando: “Abbiamo firmato due volte perché probabilmente, nel caos della presentazione delle liste, saranno andate smarrite”. Corre a disinnescare lo spettacolo imbarazzante andato in onda in un pomeriggio surreale anche lo stesso Cesaro: “Le firme le aveva in custodia Nitto Palma – ha assicurato – che era irreperibile per tre o quattro ore ed eravamo in ansia, e abbiamo ricominciato a prendere le firme all’hotel Terminus”. 

Ulteriore caos sarebbe stato determinato dal fatto che l’esclusione di Cosentino avrebbe portato al ritiro di otto candidati a lui fedeli. I buchi, a quanto si è appreso, sarebbero stati colmati attingendo alle liste di Grande Sud, la formazione alleata di Gianfranco Miccichè. Comunque sia andata, l’hashtag “Rubyleliste“, che mischia due vicende imbarazzanti per il partito di Berlusconi, ha immediatamente spopolato su Twitter. Anche il segretario Angelino Alfano, dopo il deposito last minute delle liste, smentisce la “sparizione” dei documenti e commenta: ”Noi abbiamo scelto di non ricandidare Nicola Cosentino e crediamo di avere fatto la scelta giusta. Una scelta fondata sulla inopportunità da noi considerata grave di una sua ricandidatura. Questo non significa che abbiamo abbandonato la nostra fede nel principio di non colpevolezza fino a giudizio definitivo o la nostra idea che lui sia innocente”.

LA RIVOLTA DI PAPA: “LOTTO PER I DIRITTI CIVILI”. Dato per perso l’altro impresentabile campano Alfonso Papa, pronto a lottare fino all’ultimo: ”Mantengo ferma la mia candidatura”, ha spiegato a Par condicio di Klaus Davi, anche “per la battaglia tutta politica che sto facendo per un tema che riguarda i diritti civili degli ultimi. Ma sarà “Berlusconi in prima persona a decidere, assumendosi tutte le responsabilità politiche, storiche e anche di coerenza personale”. Dovrebbero invece rientrare Amedeo Labocetta e Vincenzo Nespoli, dati per esclusi appena poche ore fa. Per completare il quadro sconcertante del Pdl campano, dovrebbe rientrare nel novero degli impresentabili lo stesso Luigi Cesaro, cioè colui che ha annunciato la “dolorosa” esclusione di Cosentino. Cesaro è indagato per rapporti con la camorra, anche se la Procura di Napoli ha chiesto la sua archiviazione, che ora potrà essere accolta o meno dal gip. Ma il suo nome è citato in altre inchieste. Ha comunicato la rinuncia a presentare la sua candidatura un altro protagonista dell cronache giudiziarie, Marco Milanese: ”Preso atto delle polemiche pretestuose che la mia candidatura pone al partito – ha detto all’Ansa – pur considerando che nei miei confronti non è intervenuta neanche una sentenza di primo grado, comunico di aver ritirato sin da ieri la mia candidatura dalle liste del Pdl al fine di evitare ogni strumentalizzazione delle mie vicende giudiziarie”.

CAMBER, L’AVVOCATO CONDANNATO IN LISTA CON B. – Tra gli altri impresentabili Giulio Camber, avvocato triestino, eletto per la prima volta nel 1987 come indipendente del Psi, uomo del Pdl della prima ora. Da allora non si è più schiodato dal Parlamento. Nel 2008 viene condannato in via definitiva per millantato credito a 8 mesi di carcere e 300mila euro di multa sospesi con la condizionale. Nel 1994 si era intascato 100 milioni di lire dalla banca triestina Traška Kreditna Banka che stava fallendo. La somma doveva servire a “comprare il favore di pubblici ufficiali” negli “am- bienti romani”. Camber di cui non si è mai visto il volto nei manifesti in campagna eletto- rale, si firma Giulio e basta, è derogato perché gode di un salvacondotto firmato dallo stesso Berlusconi nel 2011. Un patto tra i due che prevedeva l’imposizione da parte degli uffici romani del nome del candidato sindaco per Trieste, Roberto Antonione , trombato ma inviso a Camber, in cambio di un seggio blindato per l’avvocato in Senato (di Ivana Gherbaz). 

IN LIGURIA SPUNTA MINZOLINI. Ma per qualche impresentabile che se ne va, altri ne arrivano. Sempre nel Pdl, nella Liguria orfana di Claudio Scajola (che ha rinunciato per non essere sottoposto ad altri “esami” etici) spunta a sorpresa Augusto Minzolini, l’ex direttore del Tg1 di strettissima osservanza berlusconiana, sotto processo per peculato per le spese effettuate con la carta di credito Rai. Sarà secondo in lista al Senato. Sempre in Liguria, ma alla Camera, il Pdl non rinuncia all’uscente Eugenio Minasso, fotografato nel 2005 mentre festeggiava la vittoria elettorale con un esponente della famiglia Pellegrino, al centro della successiva inchiesta che ha portato allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Bordighera (leggi l’articolo sul caos Liguria).  

Sulla questione delle liste pulite, il Pdl appare avvitato in una spirale senza fondo. Non solo perché il re degli impresentabili, il pluri inquisito e imputato Silvio Berlusconi è l’onnipresente capolista al Senato in tutte le regioni. Nelle liste per Palazzo Madama c’è anche il coordinatore Denis Verdini, uno di quelli che le liste ha contribuito a compilarle. Ma Verdini a sua volta è “inquisito per la bancarotta del Credito Cooperativo Fiorentino che aveva presieduto per una quindicina d’anni pur essendo anche parlamentare”, fa notare il giornalista economico Massimo Mucchetti, capolista del Pd al senato. “Il ‘buco’ potenziale della piccola banca toscana supera gli 80 milioni, buona parte del quale verso grandi clienti vicini a Verdini stesso”.

IMPRESENTABILI GOVERNATORI: FORMIGONI E FITTO. In Lombardia è confermato il secondo posto al Senato, dopo il solito Berlusconi, di Roberto Formigoni. Che non solo è indagato per corruzione e finanziamento illecito nell’inchiesta sulla sanità, ma ha dovuto mettere fine alla sua quasi ventennale presidenza della Regione per una lunga serie di scandali che ha coinvolto assessori ed esponenti politici della sua maggioranza. Nelle ultime settimane Formigoni ha dato vita a una serie di voltafaccia prima sul sostegno al candidato alternativo al Pdl Gabriele Albertini, poi proclamando “mai con la Lega”, per tornare alla fine all’ovile berlusconiano-maroniano

E proprio nel giorno della presentazione delle liste, arriva una richiesta di condanna a sei anni e sei mesi di reclusione per Raffaele Fitto, pupillo di Berlusconi, capolista alla Camera in Puglia. Nel procedimento in corso a Bari, l’ex governatore è imputato per corruzione e altri reati insieme a Giampaolo Angelucci della Tosinvest. Nel Lazio corre per il Mir, alleato del Pdl, l’imprenditore Giampiero Samorì, di recente protagonista di un’effimera notorietà come possibile successore di Berlusconi alla guida del centrodestra italiano. Il banchiere è indagato a Bologna per accesso abusivo a sistema informatico

GRANDI CONFERME: SCILIPOTI E RAZZI. Non è solo una questione di inquisiti. Compaiono in lista personaggi dalle parabole politiche molto discusse. A cominciare da Domenico Scilipoti, il pittoresco “responsabile” che fu tra i salvatori del governo Berlusconi dopo l’addio di Gianfranco Fini alla maggioranza di centrodestra, sesto al Senato in Calabria. “Sarò candidato con il Pdl che si è impegnato sostenere i temi più importanti della battaglia politica, in favore dei cittadini, che da sempre abbiamo portato avanti come Movimento di Responsabilità Nazionale su argomenti come l’impignorabilità della prima casa, l’abolizione dell’Imu e il ritorno alla sovranità monetaria”, dichiara Scilipoti. “E’ per questa convergenza programmatica che abbiamo deciso di non presentare una lista autonoma e di confluire all’interno del Popolo della Libertà”. 

Altro “responsabile” premiato, l’ex Idv Antonio Razzi, quarto al Senato in Abruzzo. Lo sesso Razzi che ammise davanti a una telecamere di La7 “siamo qui a farci i cazzi nostri”, riferito al Parlamento. Ma la scelta ha provocato la rivolta dei vertici locali contro la scelta di Berlusconi.

NON SOLO INQUISITI, DA BRAMBILLA A CAPEZZONE. E’ capolista alla Camera in Emilia-Romagna Michela Vittoria Brambilla, per le cui personali insistenze Berlusconi è stato costretto a ricreare da zero, nel suo ultimo governo, il ministero del Turismo, da tempo abolito. In lista anche Deborah Bergamini,  la consigliera “mediatica” di Berlusconi poi piazzata da quest’ultimo, tra mille polemiche, al Marketing della Rai. Un posto sicuro è stato garantito anche a Daniele Capezzone, portavoce del partito ed ex radicale, protagonista di spettacolari voltafaccia pro e anti-Berlusconi nella sua instancabile attività dichiaratoria

MALAN, DALLA “SALVACASTA” ALLE ASSUNZIONI IN FAMIGLIA – Capolista sempre in Piemonte è Lucio Malan, recentemente finito nelle cronache per aver tentato di inasprire il ddl diffamazione con una norma salvacasta (sanzioni più dure per chi parla male dei politici). E poi, come raccontò Dagospia nel 2010, protagonista di assunzioni “in famiglia” pagate con soldi pubblici. La seconda moglie siciliana del senatore Malan fu assunta come “segretario particolare”: secondo il magazine di D’Agostino, la signora Malan ,”dopo le elezioni del 2006, è rimasta a spasso, quindi l’efficiente senatore l’ha contrattualizzata come sua segretaria. Visto che c’era, anche insieme alla sua nipote di primo grado, tale Ilenia T., anch’essa segretaria presso il suo ufficio al Senato insieme alla zia Maria T.