Mezzo milione di euro all’anno per l’affitto e la gestione di 800 volatili, uccelli di varie specie come la tortora pugnalata o il pappagallo di Cuba, che dal lontano 1954 arricchiscono la fauna dello storico parco di Palazzo d’Orleans. L’ultimo spreco dissennato delle risorse pubbliche siciliane è vecchio di sessant’anni. Correva l’anno 1954 e ai vertici della Regione Sicilia si posero una fatidica domanda: potevano i fastosi giardini di Palazzo d’Orleans rimanere privi di uccelli che ne popolassero degnamente gli enormi ficus famosi in tutto il mondo? Ovviamente no. E la Regione Sicilia, presieduta all’epoca dal democristiano Franco Restivo, trovò un accordo con la ditta Lauricella, originaria proprietaria degli 800 pennuti destinati al parco della presidenza regionale. Un accordo talmente importante da essere suggellato da un’apposita legge regionale studiata per l’occasione.

Una insolita norma per la locazione degli uccelli che negli anni deve essere evidentemente sfuggita ai vari inquilini di Palazzo d’Orleans, sicuramente allietati dalla presenza dei volatili nel giardino adiacente, nonostante nel frattempo quel piccolo lusso sia arrivato a pesare sulle casse della Regione per la cifra esorbitante di cinquecento mila euro all’anno. In pratica per 60 lunghi anni la Regione Sicilia ha pagato l’equivalente di 625 euro ogni dodici mesi per ognuno dei pennuti presenti nel giardino di Palazzo d’Orleans: pennuti praticamente d’oro. “Senza considerare che dopo sessant’anni quegli uccelli saranno morti” ha fatto notare sarcastico l’attuale governatore Rosario Crocetta, che ha annunciato di aver finalmente abrogato quella legge per i pennuti d’oro. “La fantasia della casta supera l’immaginazione: la classe dirigente passata dovrebbe fare harakiri” ha detto il presidente siciliano che ha presentato alla stampa un pacchetto di disegni di legge ribattezzato ironicamente “Tsunami”, lo stesso nome che Beppe Grillo ha dato al suo tour elettorale.

Un folto pacchetto di norme su cui svetta senza dubbio la proposta di abolizione delle province siciliane. “Saranno sostituite dai liberi consorzi tra comuni che sono previsti dallo Statuto siciliano” ha detto Crocetta. Nel ddl del governo si prevede che i consorzi tra comuni abbiano competenze  su rifiuti, sulla gestione idrica e sull’ edilizia popolare. Un nuovo impianto di gestione che farebbe quindi scomparire gli Ato rifiuti e gli Iacp per la gestione delle case popolari. Ma quale sarà la differenza a livello di costi nel passaggio dalle province ai consorzi dei comuni? Crocetta a parlato di un “risparmio di almeno 10 milioni e 300mila euro all’anno dato che scompariranno presidenti assessori e consiglieri”. Adesso il pacchetto Tsunami sarà immediatamente spedito all’Assemblea regionale siciliana. Dove potrebbero esserci alcuni problemi tutti interni alla maggioranza. “Non voteremo mai un testo burla sulle province. Il testo del governo mi sembra una bufala. Fare una operazione di facciata per arruffianarsi i grillini è inaccettabile” è stato l’aspro commento di Gianpiero D’Alia, coordinatore regionale dell’Udc, che insieme al Pd sostiene il governo di Crocetta.

Immediata la replica del governatore: “D’Alia è critico sulle province? Il suo partito non ha forse sostenuto Monti, che voleva abolire le province? E basta dire che sono vicino ai grillini. Io sono più grillino dei grillini. Qualcuno è nervoso? Forse capiscono che l’abolizione di alcuni organismi non consentirà di piazzare qualche militante”. Positiva la prima reazione registrata da parte del Movimento Cinque Stelle, che è il primo partito all’Ars. “Non è esattamente uguale a quello che avevamo fatto noi, ma ne prende ampiamente spunto. Nel complesso rivendichiamo di aver avuto un ruolo incisivo nelle scelte che sta compiendo il governatore. Adesso questo ddl arriverà all’Ars, noi potremmo anche produrre degli emendamenti, ma comunque se l’assemblea avrà il coraggio di approvarlo c’è la possibilità per la Sicilia di entrare nella storia. E non è un caso se soltanto da quando siamo presenti in parlamento si è scoperto che il taglio delle province fa solo bene ai cittadini” dice al fattoquotidiano.it Giancarlo Cancelleri, capogruppo del Movimento di Beppe Grillo. Crocetta ha anche annunciato di aver avviato l’ennesima rotazione dei dipendenti regionali: questa volta a cambiare ufficio è stato Franco Schillaci. “È il genero del capo della famiglia mafiosa di Villabate – ha spiegato il governatore – e da vent’anni si occupava della gestione dei fondi strutturali. Ci è sembrato il caso di trasferirlo”.

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