C’è chi crede che il 24 febbraio si vada a votare. In realtà circa 85% dei parlamentari è già stato eletto. Gli italiani sono stati espropriati dal diritto di scegliere il proprio candidato da una legge che delega ai partiti la scelta. Ciò significa che il voto andrà a determinare solo quella piccola percentuale di indecisione. «Ma come mai il candidato fa così poca campagna elettorale?». Ho ingenuamente chiesto a una persona nello staff di un candidato alla Camera. «Tanto è già eletto». È stata la risposta. In Emilia-Romagna poi, dove il risultato non è in bilico, sono già quasi tutti eletti. E allora che significato ha il voto?

La scelta del cittadino è ridotta a una “X”, come facevano una volta gli analfabeti per firmare. Non un voto, ma una croce su un logo, la scelta di un “brand”. Stai votando per Ingroia o per Di Pietro? Per Bersani o per Renzi? Per Monti o per Fini? Per Meloni o La Russa? Cosa importa? Delega.

Il PD e Sel hanno addolcito la morte del voto con le primarie, che non sostituiscono però una vera preferenza in cabina elettorale. Il più bizzarro è il Movimento 5 Stelle di cui non si sa praticamente nulla di nessun candidato. C’è una lista di anonimi nomi, di cui, a parte qualche attivista, nessuno sa nulla. Il pizzaiolo, la casalinga, il postino… Ma chi sono? Non parliamo del PdL che notoriamente è stato il primo sponsor di questa truffa elettorale che gli permette scegliere dei dottor “sì presidente”, senza imprevisti di libertà d’opinione.

La legge vergogna, il porcellum che tutti volevano cambiare è rimasta, perché in fondo fa comodo a tutti avere dei fedelissimi. Minimizzare i rischi. Che fine ha fatto la democrazia che l’Italia si è guadagnata dopo anni di dittatura? «I politici non sono tutti uguali» ripetono giustamente alcuni politici. È vero, verissimo. Non si può dire che Enrico Berlinguer e Domenico Scilipoti siano della stessa pasta. Peccato che sono stati proprio i politici, con questa legge che tratta gli italiani da analfabeti, a rendersi tutti uguali davanti al voto annullando la scelta dei cittadini, sostituendo il voto democratico con una delega. Allora diciamo le cose come stanno il 24 febbraio non si va a “votare”, si va a “delegare il voto” al logo che preferiamo.