Uno dei ricatti più insopportabili, tipici del centrosinistra italiano, è quello – a ridosso delle elezioni – di esigere il ‘voto utile’. In nome di leggi elettorali sghembe, e coalizioni infelici, il Pd (o chi lo ha preceduto) tende a scaricare la colpa di eventuali sconfitte (o pareggi) su partiti o movimenti che non rientrano né nel centrodestra né nel centrosinistra. Ovvero, negli ultimi anni, Movimento 5 Stelle e adesso Rivoluzione Civile. Sostenere che la vittoria di Berlusconi nelle regioni chiave al Senato (Lombardia e Sicilia) sarebbe colpa di Ingroia, è una chiave di lettura tanto misera quanto colpevole. Il centrosinistra deve meritare il voto, non esigerlo. E se non vincerà neanche questa volta, sarà solo e soltanto colpa sua.

Il tema del ‘voto utile’ era anche al centro della puntata di ieri di Otto e mezzo. Pippo Civati (una delle figure migliori del Pd) esortava a votare centrosinistra anzitutto in Lombardia e Sicilia. Di contro, Sandro Ruotolo di Rivoluzione Civile dava la colpa al Pd e al non aver voluto ascoltare Ingroia prima di depositare le liste, salvo poi ricordarsi di lui quando ha capito che di quei voti ha bisogno. Ideologicamente ha ragione Ruotolo, aritmeticamente Civati.

Detesto il ‘voto utile’ e di sicuro non esorterò a votare il Pd. Su Rivoluzione Civile, che a volte mi sembra un Accrocchio per Sopravvivere, ho molte perplessità. Che peraltro aumentano, di giorno in giorno. Le ultime mosse di Ingroia (a partire dalla pietosa polemica con Ilda Bocassini, da cui sono usciti male entrambi) mi sembrano improntate all’harakiri sistematico. Il fanatismo messianico di tanti ingroiani non è dissimile da quello dei tanto – da loro – vituperati berlusconiani e grillini. E mediaticamente l’appeal non è esattamente scintillante (strepitosa l’imitazione di Crozza).

Da qui a sostenere che Rivoluzione Civile sia “inutile”, o addirittura “dannoso”, ce ne passa. E’ un movimento nobile, che raccoglie figure di spicco della società civile e che non è giusto ritenere unicamente un’Armata Brancaleone nobilitata da una stimabile foglia di fico stimabile (critica non campata in aria, ma troppo severa). Se è vero che dietro Ingroia ci sono anche residuati bellici di una politica polverosa e sconfitta, è altrettanto innegabile che sarebbe molto bello avere in Parlamento le Cucchi e i Ruotolo. Avere alla Camera un 20% (o più) di “altrapolitica” costituita da RC e M5S è opzione altamente auspicabile.

A questo punto, però, arriva un aspetto meramente aritmetico. Ovvero le regole con cui tocca giocare. So che molti idealisti si inalbereranno, ma in momenti di emergenza democratica (sempre, in Italia) il pragmatismo è un obbligo. Il Porcellum è una legge schifosa, ma questa abbiamo (e nessuno ha voluto cambiarla davvero). Alla Camera si deve raggiungere il 4%. Non è detto che Rivoluzione Civile la raggiunga, ma su scala nazionale è probabile. Quindici-venti deputati dovrebbe ottenerli. Votare Rivoluzione Civile alla Camera non ha dunque senso soltanto ideologicamente (e su questo nessuno può eccepire), ma pure aritmeticamente.

Poi però c’è il Senato. E al Senato, o raggiungi l’8 percento in ogni Regione, o non ottieni nulla. Nulla. Rivoluzione Civile ha chance concrete di superare quella soglia soltanto in Campania (dove comunque, secondo Demopolis ieri, ha a malapena l’8.1%). In tutte le altre regioni, ha percentuali attorno al 5 abbondante (Sicilia) o molto meno. Cosa significa? Significa che, aritmeticamente, votare Ingroia al Senato (tranne che in Campania) non servirà concretamente a nulla. Saranno voti nobilissimi da un punto di vista etico e morale (non discuto), ma arimeticamente buttati via. Cinque percento in Toscana? Zero senatori. Sette percento in Sicilia? Zero senatori. Tre percento in Veneto? Zero senatori. E via così. Rivoluzione Civile non avrà senatori, se non 2 dalla Campania. E’ un dato di fatto incontrovertibile, a meno che non si sostenga che i sondaggi siano pilotati e RC otterrà ovunque il 10 percento (come no: e magari vincerà pure le elezioni da sola).

A questo punto mi si potrebbe dire, e anzi mi si dice già, che una persona vota chi lo convince di più. A prescindere dai calcoli e dagli scranni. Legittimo. Ma effimero. 
Immagino che chi vota Rivoluzione Civile insegua due cose: una politica diversa e una sinistra senza Monti. Bello. Ma paradossalmente, votando Ingroia al Senato, si rafforza Monti (che diventa un ago della bilancia fondamentale) e si indebolisce il M5S (che rimane la forza più attigua a RC). E’ una sintesi impietosa. Lo so. Mi spiace anche scriverla. Ma è quello che gli ingroiani otterranno al Senato, se voteranno RC. Può non piacervi, ma è così.

Io non auspico, per chi intende votare Ingroia, un ‘voto utile’ (bah). Casomai un ‘voto disgiunto’. Ad esempio RC alla Camera e M5S (se si vuole un’opposizione più forte) o Vendola (se si desidera un centrosinistra più spostato a sinistra) al Senato. E’ una strada che seguiranno in molti. Forse sbagliando, la reputo logica. Fermo restando il rispetto per ogni scelta. Anche quella di “votare senza votare”, per il semplice gusto di essere più duri e puri degli altri.