Nel mio precedente post accennavo al fatto che la strada del nostro ‘amato’ sviluppo è lastricata anche di eccidi.

Uno di questi, nel post solo accennato, ci è particolarmente vicino nel tempo, e, ad onor del vero, è tuttora in corso. E’ quello del popolo tibetano. Voglio soffermarmici ancora anche per sottolineare il cinismo del mondo in cui viviamo.

Sicuramente grazie sia al suo isolamento, sia alla religione ivi praticata (il buddhismo non è antropocentrico come il cristianesimo, lo sanno anche i bimbi), il popolo tibetano ha sempre vissuto in pace con la natura. Poi esso ha subito da parte della Cina “comunista” prima e capitalista oggi un tragico epilogo, pressoché nel silenzio dei media e della comunità internazionale.  Si calcola che, in mezzo secolo, quasi un milione di tibetani siano morti a causa dell’occupazione e che il 90% del patrimonio artistico e architettonico, inclusi circa seimila monumenti tra templi, e monasteri, sia stato distrutto. Attualmente, fa sapere Radio Free Asia, il numero di coloro che si sono dati fuoco contro l’occupazione cinese e le persecuzioni religiose in corso in Tibet, ammonta a 98 dal febbraio 2009, quando ha preso il via questa terribile forma di protesta.

In Tibet oggi si sta perpetrando un genocidio culturale, come ha giustamente affermato il Dalai Lama in esilio. Uno dei popoli più pacifici della Terra sta subendo l’arroganza del potere dominante ed il suo squallido sviluppo, di cui la deleteria ferrovia Pechino  – Lhasa è forse il simbolo più eclatante.

Il tutto, dicevo, nel silenzio della comunità internazionale, ma che è un silenzio fin troppo eloquente. Dice che con la Cina occorre mantenere ottimi rapporti, che la Cina è la locomotiva dello sviluppo e quindi chissenefrega se i cinesi annientano le persone e la loro civiltà.

Quando anni fa Prodi divenne Presidente del Consiglio, di un bel governo di sinistri, ricordo che la prima visita che fece all’estero fu proprio in Cina, con un bel codazzo di imprenditori in cerca di affari. Il concetto, molto americano, è “business is business”. Lo sviluppo è molto cinico e gli eccidi li critica solo se gli conviene.