Zaar Hamad al-Mutiry ha 50 anni ed è un ex diplomatico dell’Arabia Saudita.

Nel 2003, mentre lavorava all’ambasciata saudita in Olanda, riferì al suo governo che quella sede diplomatica era sospettata di finanziare gruppi terroristi. Invece d’indagare sulla sua segnalazione, le autorità saudite lo licenziarono. Al-Mutiry decise allora di rendere pubblica la sua denuncia. Il governo olandese, nel 2004, gli concesse asilo politico.

Due anni dopo, secondo il suo racconto, venne rapito insieme al figlio da uomini in borghese. I due, caricati su altrettante automobili, furono trasportati a Bruxelles, in Belgio. Gli dissero che se voleva che suo figlio venisse liberato, avrebbe dovuto partire immediatamente per l’Arabia Saudita. Non ebbe scelta. 

All’arrivo in patria, fu arrestato e trattenuto per sei mesi in un carcere della Direzione generale per le indagini, subendo l’isolamento e la tortura, prima di essere rilasciato col divieto di espatrio.

L’11 agosto 2011, al-Mutiry ha violato il divieto fuggendo in Qatar.

Da allora, la sua presenza nell’emirato è stata un costante motivo d’imbarazzo. Le pressioni saudite sono diventate sempre più forti, fino a quando il 2 gennaio di quest’anno il ministero dell’Interno del Qatar gli ha formalmente intimato di lasciare il paese entro le successive 48 ore.

Al-Mutiry sta cercando di prendere tempo e di trovare un modo per ricorrere contro l’ordinanza di espulsione. Sa benissimo quale sorte lo attende, in un paese nel quale il dissenso non è permesso, tanto più qualora se ne tiri in ballo la reputazione.

Amnesty International ha ricordato alle autorità del Qatar, paese dove i diritti umani sono violati di frequente, che l’espulsione di una persona verso un paese nel quale rischi di subire violazioni dei diritti umani è proibita dal diritto internazionale. Al-Mutiry ha diritto a presentare domanda d’asilo politico alle autorità del paese in cui si trova e queste hanno l’obbligo di proteggere la sua incolumità.

Per mero supplemento d’informazioni, poiché è dubbio che possa esservi qualche correlazione con la vicenda che abbiamo raccontato, nel 2012 due diplomatici sauditi sono stati uccisi rispettivamente in Bangladesh e in Yemen. Due anni fa, un altro diplomatico dell’Arabia Saudita si è visto negare l’asilo politico negli Usa