Il caso Sallusti, il direttore del Giornale finito ai domiciliari – per l’ormai arcinota vicenda della diffamazione al giudice Cocilovo con una notizia inventata di sana pianta – dimostra una volta di più che in questo Paese esistono due pesi e due misure.

La celerità della concessione di questa grazia (proprio nei giorni in cui bisogna riconoscere a Marco Pannella, con il suo coraggioso, discutibile, consueto sciopero della fame e della sete, di aver riacceso i riflettori sulle disumane condizioni delle carceri italiane) da parte del Quirinale, dopo il velocissimo parere favorevole del ministro della Giustizia Severino, stride con l’inazione totale della politica, delle sue più alte istituzioni, nei confronti dei detenuti non famosi, la cui pena è ben peggiore di una coabitazione forzata con Daniela Santanchè.

Intollerabile.