E’ stata nascosta in una breve forse perché è una gran bella notizia. Gli estorsori dell’eroe silenzioso Nando Joseph Sumiththa, il cingalese napoletano, morto suicida, sono stati condannati a pene detentive tra i quattro e gli otto anni. La sentenza è stata emessa ieri sera dal giudice Isabella Iaselli su richiesta dei pm Sergio Amato e Enrica Parascandolo.

Occhi lucidi e tanta rabbia nell’aula di tribunale dove si sono costituiti parte civile gli eredi di Sumiththa e il FAI, la Federazione delle associazioni antiracket e antiusura con Tano Grasso. Resteranno in una cella a scontare la pena il boss del ‘cavone’ Ciro Lepre ‘o sceriff e gli emissari del clan Gianluca Testa e Roberto Domizio.

L’eroe silenzioso Nando Joseph Sumiththa non aveva abbassato la testa come fanno la maggior parte dei napoletani oppure ascoltato il consiglio dei falsi amici (“Tieni due figlie piccole, paga ogni mese e fatti i cazzi tuoi. Napoli non è lo Sri lanka”). Nando ha ascoltato, invece, la voce della sua coscienza di uomo libero. Aveva documentato registrando e filmando i taglieggiatori e poi presentato una denuncia dettagliata facendo finire dietro le sbarre i camorristi.

Lui, l’eroe silenzioso, ha stretto i denti e combattuto. Neppure immaginava le ritorsioni, l’isolamento, la pressione della cosca affinché facesse un passo indietro. Nando alla fine ha gettato la spugna togliendosi la vita alla vigilia del processo. Un gesto tragico e di sopravvivenza. Anche da morto Nando ha fatto vergognare i napoletani. Solo contro i clan, solo di fronte alla morte. Pochi napoletani gli hanno reso omaggio ai funerali nella cappella del chiesa del Gesù. Quasi ignorato da una città distratta che a chiacchiere combatte la camorra ma nella pratica quotidiana ci convive.

L’unico lampo nelle tenebre è quello di Gianfranco Gallo, un napoletano vero e passionale, attore e regista, figlio del grande e compianto Nunzio Gallo che ha espresso la volontà di devolvere l’incasso del suo prossimo spettacolo teatrale alla vedova di Nando.