Quando nel mondo agricolo il trattore sostituì il cavallo o il bue nel trainare l’aratro tutto cambiò. L’era dell’agricoltura industriale, con amplio utilizzo di macchine, divenne lo standard. Tuttavia l’agricoltura industriale ha tre grandi dipendenze (allo stato attuale): fertilizzanti/diserbanti di natura chimica, elevata dipendenza da macchine agricole, carburanti fossili.

Oggi mi concentrerò solo sull’ultimo punto. I costi per un agricoltore medio, dipendenti da utilizzo, manutenzione, sostituzione di macchinari agricoli sono notevoli. Tuttavia, se vogliamo pensare ad una nuova rivoluzione agricola che permetta maggior indipendenza dal sistema industriale per la fornitura di macchine agricole, oggi esiste una alternativa. È in atto una silenziosa rivoluzione che, per molti giovani che decidono di tornare ai campi, potrebbe essere la chiave di volta per risparmiare negli investimenti e, nel contempo, acquisire maggior familiarità con gli strumenti che usano nei campi. Chiunque abbia tra i 30 e i 40 anni da piccolo ha giocato con i Lego. Sembra che qualcuno, con indole geniale e passione per i pezzi modulari, abbia deciso di tornare a giocare.

Marcin Jakubowski, dopo un PHD in fisica, ha deciso che al mondo non serviva un altro fisico. Ha fondato l’Open Source Ecology ( OSE) nel 2003, un idea mutuata dal concetto di open source già esistente nel mondo informatico. Il suo metodo operativo è basato sulla definizione, creazione e condivisione di progetti per creare macchine utili ad una comunità agricola moderna. Ogni programmatore nel mondo conosce Linux, tuttavia lo sviluppo di prototipi reali, non soggetti a patenti o brevetti industriali, partendo da semplici pezzi modulari, acquistabili a poco prezzo in ogni negozio “Fai da te” del mondo, è un concetto semplice e geniale. Marcin ha ridefinito il modo di percepire l’agricoltura moderna.

I video per realizzare i suoi prototipi e relativi progetti sono disponibili e scaricabili in rete. Il suo progetto si integra facilmente in quel movimento, se così possiamo definirlo, che vede uomini di diverse nazioni, origine culturale prendere coscienza della sfida ‘verde’ e delle difficoltà ma anche delle opportunità che essa crea. 
L’approccio di Marcin, sintetizzato nel suo Set per Costruzione del Villaggio Globale (GVCS) un dvd completo per ‘creare una civiltà’ è diretto pratico e senza analisi teoriche. Per chiunque abbia un discreto livello di manualità questo progetto è perfetto.

Negli ultimi anni, causa forse anche la crisi economica che spinge ad una ridefinizione dei valori, molti giovani, anche in Italia, stanno cominciando a intraprendere la carriera degli agricoltori. La terra non viene più vista come una cosa sporca, ma come un percorso di vita, un’attività che permette di creare qualcosa di tangibile (cibo per esempio), partecipare ad un intero ciclo di crescita. Questa ‘necessità’ o se si preferisce questo desiderio di cambiamento si trova in perfetta armonia con il progetto di Marcin. Recentemente è stato ospite di TED  dove ha spiegato con parole semplici il suo progetto. Il “Global Village Construction Set” ha le potenzialità per divenire una realtà diffusa.

L’unico neo dell’iniziativa è la sua scalabilità in ogni società e la possibilità di volare ‘sotto i radar’ delle multinazionali. Quando un trattore modulare progettato da Marcin può costare intorno ai 12.000 dollari mentre un trattore “di marca” di seconda mano puo’ costare ta i 25.000 e i 120.000 dollari è manifesto il pericolo per il mondo capitalista e le corporation che ne sono la vibrante spina dorsale. Fino a quando il progetto di Marcin rimarrà un’idea interessante che attrae curiosi e appasionati del “Fai da te” il mondo non cambierà molto. Se l’idea dovesse decollare lo scontro tra il mondo degli uomini e quello delle corporazioni sarà inevitabile.