Giornata all’insegna del cinema per ragazzi quella di ieri al Festival Internazionale del Cinema di Roma: mentre la Disney presentava il cartoon Ralph Spaccatutto, la Universal mostrava al pubblico il cartoon natalizio Le 5 Leggende, facendo sfilare sul red carpet il regista Peter Ramsey, la produttrice Christina Steinberg, del produttore esecutivo Guillermo del Toro e del capo dei DreamWorks Animation Studios Jeffrey Katzenberg.

Come può la vita di un ragazzo solitario e senza memoria caduto in un lago ghiacciato entrare in contatto con un coniglio pasquale che sembra un ninja armato di boomerang, un babbo natale che sembra un taglialegna russo, una fatina dei denti praticamente identica a un colibrì e una divinità dei sogni fatta di sabbia? Perché il ragazzo in questione è Jack Frost, e si unirà assieme agli altri “Guardiani” per proteggere i bambini dal ritorno del temibile Uomo Nero (doppiato in originale da Jude Law, che qualche giorno fa era proprio a Roma per parlare del film).

Una trama molto semplice basata su una serie di romanzi scritta da William Joyce, per un film indirizzato principalmente ai più piccoli (molti spunti interessanti vengono poco approfonditi) e visivamente davvero notevole, con molte contaminazioni dal cinema d’azione e un riferimento, confermato dallo stesso Ramsey (un passato come artista degli storyboard), a Jason Bourne nell’introduzione del personaggio di Jack. “Nessun cartoon Dreamworks si è rifatto al cinema d’azione quanto il nostro,” spiega. L’obiettivo di Ramsey è proprio quello di far calare anche gli adulti nel mondo dei bambini: “Nel film c’è un sottotesto emotivo non esplicitato che ha lo scopo di riportare chi guarda allo stato infantile. Sono personaggi fantastici che ritroviamo in qualunque parte del mondo.” Aggiunge Guillermo del Toro: “Volevamo fosse un lungometraggio di facile lettura, ma di difficile scrittura. Ci siamo impegnati nel lavoro sui personaggi, anche perché sono figure che ognuno di noi, da bambino, ha immaginato. La nostra è una visione postmoderna e ironica di questi personaggi”.

Proprio Guillermo del Toro, regista visionario di film come La Spina del Diavolo, Il Labirinto del Fauno e Hellboy e che qui figura come produttore esecutivo (nell’ambito di un accordo più ampio che lo lega a vari progetti animati della DreamWorks) ci racconta qual è stato l’elemento di questa storia che lo ha affascinato maggiormente: “Sono ossessionato da alcuni temi: abbiamo bisogno l’uno dell’altro, non veniamo salvati da nessuno che scende dall’alto, e dobbiamo credere per poter vedere. Sono tematiche molto presenti nel film.”

Del toro racconta anche quale, delle Cinque Leggende, preferiva da bambino: “Vorrei dire Santa Clause, ma mia madre me lo distrusse nel giro di uno schiocco di dita: un Natale era molto indaffarata e così mi disse di sbrigarmi a dirle cosa volevo per Natale perché i regali me li avrebbe fatti lei. Avevo solo quattro anni!” Continua: “Forse è per questo che ho cominciato a credere nei mostri, da Frankenstein a Dracula: io credo nel credere. Se non l’avessi fatto, come sarei potuto diventare un regista di horror e fantasy in una piccola cittadina di un paese dove non esiste il cinema di genere? E’ stupido non avere fede.” Ma nel parlare di fede, del Toro non si riferisce alla religione: “Io non credo nei dogmi cattolici come faceva mia nonna. Sai che faceva? Mi metteva i tappi di metallo delle bottiglie nelle scarpe per farmi sentire dolore, punire la mia carne. Ero bambino e sanguinavo. Il cattolicesimo, in Messico, è molto hardcore.” Tornando a Santa Clause, del Toro si rivede in lui non solo per la grossa pancia (parole sue): “Mi piace tanto perché continua a emozionarsi per le cose che lo circondano. Io sono simile a lui. Se mi trovo in una stazione dei treni per 5 ore, inizio a osservare le persone e non mi annoio mai.”

E restando sul tema dell’animazione, del Toro spiega di adorare sia la computer grafica come quella di Le 5 Leggende, che lo stop-motion a passo uno, con cui sta realizzando una nuova versione di Pinocchio: “Lo stop-motion mi piace soprattutto perché posso portarmi a casa i pupazzetti. Il mio Pinocchio sarà vicino a Collodi, molto dark. Per me Pinocchio è il viaggio di un figlio da tre falsi padri a quello vero: un viaggio di accettazione reciproca, una versione si Frankenstein se vogliamo.” Il film di Benigni non l’ha visto, ma ci promette che lo recupererà in dvd.

A cura di BadTaste.it – il Nuovo Gusto del Cinema