Credo abbia sbagliato il ministro Elsa Fornero, nel metodo e nel merito. Le ultime esternazioni risultano davvero poco felici. E tutto questo è aggravato dal fatto che a pronunciarle è un Ministro del lavoro, quello stesso lavoro che mai come oggi si fa fatica a trovare, in una drammatica congiuntura fatta di crisi e disoccupazione giovanile (e femminile) senza precedenti. Ecco perché le parole della Fornero infastidiscono e non credo rispecchino la reale fotografia del Paese.

Così ha dichiarato il ministro in questo contestato intervento a Torino: “I giovani quando escono da scuola e devono trovare un’occupazione, devono anche non essere troppo choosy, come dicono gli inglesi. Bisogna entrare nel mercato del lavoro. Oggi non è più così perché il mercato è difficile, è debole, però abbiamo visto tanti laureati in attesa del posto ideale. Nel mercato ti devi attivare”. Poi ha precisato il ministro, correggendo di fatto il tiro: “I giovani sono oggi disposti a prendere tutto, essendo in condizione di precarietà”.

Non è vero che i giovani sono schizzinosi. In tanti reagiscono e si mettono in discussione, lavorano sodo, si danno da fare, creano occupazione con le proprie mani. E in molti lo fanno magari utilizzando le nuove tecnologie e il loro potenziale. Ne ho conosciuti centinaia di questi giovani, per niente choosy o difficili nelle scelte o schizzinosi. Sulla piattaforma wwworkers c’è ad esempio Alessandro Carenza, che ha lasciato la sua attività in una multinazionale d’eccellenza nel settore alimentare per aprire una società di dog-sitting online. O c’è Filippo Rubini, che non ancora trentenne ha scelto di commercializzare nel mondo eco-shoppers, sua invenzione pensata durante un viaggio all’estero e divenuta realtà. O ancora c’è Daniel Tocca, giovanissimo designer bolzanino: all’età di ventiquattro anni ha fondato un’azienda con due suoi amici diventati soci. Oggi di anni ne ha ventisette, vive in parte all’estero ed esporta dall’Italia tessuti eco-compatibili soprattutto nei mercati emergenti.

Alessandro, Filippo, Daniel e tanti come loro. Anche grazie alle loro storie sono fermamente convinto che i giovani oggi siano davvero poco choosy. Sono piuttosto le opportunità a mancare o a disattendere le aspettative, figlie di un contesto più complesso e fatto di master strapagati, di finti contratti, di stage infiniti e spesso non retribuiti. Uno dei tanti tweet di risposta al ministro recitava così: “Caro ministro, non sono i giovani ad essere choosy, sono i canali di accesso all’impiego ad essere chiusi”.