Mio figlio mi chiede di portare la sua Wii da un amico che sa craccare tutti i giochi: gli spiego che è come se nessuno pagasse i miei libri, risponde citandomi una lista di bravi padri (li conosco, persone oneste che non ruberebbero 10 euro) che craccano e scaricano film a iosa.

Gruppo di psicosintesi: belle persone che dedicano una domenica alla crescita personale. Nella pausa caffè uno racconta di quando rubacchiava qualche libro in una grande libreria, un altro si accoda con una storia di CD nuovi a cui appiccicava i bollini delle offerte speciali, una signora dice di quando, trovato un portafoglio, si è tenuta i settanta euro di mancia, per aver risparmiato al malcapitato il fastidio di rifare i documenti. Non riesco a dire o fare nulla, siamo nell’intervallo, guardo dalla finestra, incerto, a disagio.

Un bar a Venezia: hanno rubato il pane, la proprietaria è sconcertata : “rubare il pane è una brutta cosa”. Manda un’amica a ricomprarlo, non può fare i panini. Questa racconta al ritorno di una signora “ricca”, che aveva dimenticato di riprendere il resto:

“Io non glieli avrei ridati, siccome avevo visto potevamo fare a mezzo io e il panettiere”.

Vado a trovare un amico alla Asl, prende un pacco di penne e mi dice: le vuoi?

Rubare ai ricchi, alle grandi catene, alle istituzioni, allo stato: se non vediamo in faccia il derubato, se ha più di noi, non sembra un furto vero e proprio. E’ la differenza tra uccidere in un corpo a corpo o lasciar cadere una bomba da 10.000 metri.

Un politico galantuomo, governatore di una Regione, mi ha sintetizzato così l’evoluzione del fenomeno: “I democristiani rubavano e si pentivano, i socialisti rubavano e basta, oggi rubano e se ne vantano.”

“Certo che mi ricandido”, afferma Fiorito. 

A noi piace sempre pensare che la politica è corrotta, e noi no: non ne sono così sicuro. William Saroyan ha scritto: “siamo tutti brave persone cascate in un mondo di carogne”.

C’è un circolo vizioso per cui i comportamenti dei potenti non sono stigmatizzati veramente dall’opinione pubblica, perché in fondo corrispondono a un pensiero diffuso, che a loro volta rinforzano, col famoso “così fan tutti”. Qualcuno ha parlato del silenzio degli onesti, che alla fine diventa una non voluta complicità.

La magistratura è un argine, anche se mi chiedo perché si svegli solo dopo il sacco del Lazio.

Ma credo che l’inversione di tendenza debba cominciare con i figli, dalle piccole cose. No, non voglio che mio figlio cracchi il giochino, anche se gli dirò di non pretendere di convincere nessuno. Una piccola lezione da venti euro, il costo del gioco. Cominciamo da casa nostra.