C’è il rumore di una fresatrice. Qualcuno, al quarto piano, sta edificando un muro di mattoni lasciando lo spazio regolare per una finestra. In via di Poggio Verde, a Roma, è una giornata di sole e non si vedono in giro esponenti politici di un qualche peso. Le elezioni, nella Capitale e in Regione, sono ancora sufficientemente lontane da una campagna elettorale.

Corviale, si chiama così il palazzone di un chilometro che ci sovrasta. L’hanno finito di cementare qui nel 1982. Edilizia residenziale pubblica: per gli amanti del guinness, il condominio più lungo d’Europa.

Simbolo prima dell’utopia urbana (il palazzo autosufficiente lontano da tutto), e subito dopo della periferia degradata e irredimibile, da trent’anni il palazzone viene descritto come bisognoso di un qualche aiuto che poi, puntualmente, non arriva. Così lo stabile è mal tenuto: basta vedere i citofoni vandalizzati, le lamiere a protezione delle scale che sono crollate in più punti, ma non vengono sostituite “perché altrimenti dovremmo cambiarle a tutti i lotti”, o le cabine elettriche degli ascensori, con le serrature delle porte divelte: “Qui si allacciano abusivamente alla corrente”, spiega Angelo Scamponi, esponente del Cic (il Comitato inquilini di Corviale, attivo in loco dagli anni ‘80) indicando un cavo di colore bianco che arriva da chissà dove ed entra in quel quadro elettrico.

Immaginato quarant’anni fa dall’architetto Mario Fiorentino come porta sud-est della città (sulla Portuense, arrivando da Fiumicino, l’immobile incombe sopra una collina verdeggiante), il Serpentone è un pensiero a metà tra le case di ringhiera e il panino imbottito. Tra gli appartamenti dei primi e degli ultimi piani, il progettista aveva infatti immaginato un boulevard composto di sale riunioni da mille posti (in teoria servivano per le assemblee di condominio), negozi e servizi che correvano per l’intera struttura chilometrica saltando per i piani terzo, quarto e quinto, a seconda del lotto.

È proprio questa zona di mezzo, occupata da non aventi titolo ormai da trent’anni, l’enorme problema dell’intero stabile: case improvvisate tra i corridoi, condutture improbabili, c’è anche un circolo del Pdl che esprime una consigliera municipale, Ida D’Orazi (un tempo c’era anche una sezione del Pds, tramutata poi in quattro appartamenti).

Attorno, però, cresce un quartiere con spazi di aggregazione importanti e standard urbani di tutto rispetto: la biblioteca comunale è colma di studenti, attorno al Mitreo di arte contemporanea gestito da Monica Melani, girano ogni settimana 5-600 persone impegnate a imparare musica, danza, pittura. Un numero simile di persone affolla un campo da rugby in ottimo stato. Anche il Municipio, il XV, una decina di anni fa, ha deciso di spostare qui sotto la sede del proprio consiglio, l’anagrafe e i vigili urbani. C’è anche una cavea sotto i cui spalti corre un mercato che si anima per il farmer market di sabato e domenica.

È qui, che durante l’ultima campagna elettorale, Gianni Alemanno pronunciò le parole del riscatto di Roma e di Corviale: spiegò che c’erano 21 milioni a disposizione per la riqualificazione del palazzo messi lì dalla giunta Storace. Sono passati più di quattro anni, al governo della Regione barcolla la Polverini, e quei soldi sono ancora lì, non spesi. Adesso infatti il nuovo verbo è abbattere e ricostruire. E non è un problema se non ci sono i soldi né per la prima operazione, né per la seconda , né, tantomeno per alloggiare i seimila inquilini (un paese di medie dimensioni), nel mentre, ciò avverrebbe.


Video di Irene Buscemi e Eduardo Di Blasi 

Pino Galeota, che è stato consigliere comunale a Roma quando c’erano i Ds e ora è animatore del coordinamento “Corvialedomani”, accompagnandoci in un tour del quartiere spiega: “La politica qui si è sentita in colpa”. E per questo, fuori dal palazzo ingovernabile, ha collocato servizi di peso e lasciato spazio al volontariato. Giusto sotto il Serpentone oggi le ruspe sono in azione per ripristinare una palestra e dei campi di calcio che verranno poi gestiti dal Calciosociale, altra meritevole iniziativa di volontariato attiva nel quartiere. Ci hanno messo dei soldi la Provincia di Roma e la Fondazione Vodafone. Anche Francesco Totti è arrivato a benedire l’iniziativa. Il progetto di riqualificazione è partito, ma mancano ancora mesi e soldi perché arrivi a compimento.

Non è del resto l’unico progetto in difficoltà. L’architetto Guendalina Salimei, del T Studio, nel 2009 aveva vinto il concorso per riqualificare la terra di mezzo: il progetto prevedeva la riconversione degli spazi centrali dello stabile in appartamenti per le famiglie. C’era stato il censimento degli inquilini (molti, nei trent’anni, sia abusivi che aventi diritto, avevano affittato a nero o rivenduto il proprio appartamento per 10, 15, 30mila euro), c’erano le risorse (i soldi riannunciati da Alemanno in campagna elettorale), una quarantina di occupanti, addirittura, si era fatta montare il contatore dell’elettricità.

Poi tutto, come sempre, si è fermato. Il nuovo assessore alla Casa della Regione Lazio, l’esponente de La Destra Teodoro Buontempo, ha infatti preso tempo, convinto che l’intero stabile debba essere abbattuto e ricostruito in forme più gradevoli. In attesa di questo sogno irrealizzabile tutto è fermo.

Lo ammette anche il presidente dell’Ater, Bruno Prestagiovanni, esponente del Pdl: “Se la Regione mi dice di soprassedere, io non posso procedere”. Prestagiovanni ha le mani legate anche sulla questione degli occupanti: “Crede che per noi non sia un problema avere 120 famiglie che non pagano nulla? Ma che posso fare? Dovrebbero essere i vigili e la magistratura a intervenire”. O forse la politica. Ma nel palazzone di Corviale, la politica arriva solo sotto elezioni. Poi lascia fare. Quando spieghiamo al presidente Ater che nello stabile che l’ente dovrebbe gestire stanno edificando mura abusive in pieno giorno, quasi scrolla le spalle: “Ci sono arrivate segnalazioni. Dovrebbero intervenire i vigili”. Facile, ribattiamo, sono proprio lì sotto. E lui: “Diciamo che non sono dei marines”. Ancora una volta si lascia fare.

Un tempo gli inquilini del palazzone si vergognavano di rivelare dove abitassero. Il nome Corviale era scambiato in quello più delicato di “Casetta Mattei”. Ora i cittadini di Corviale sono consapevoli dei propri diritti e preparano una class action contro lo Stato che dopo aver deliberato in loro favore, li ha poi abbandonati. Flavia Perina (Fli) ha pronta un’interrogazione parlamentare. Attenti al Serpentone.

da Il Fatto Quotidiano del 20 settembre 2012