Ammissibile. Il conflitto d’attribuzione fra poteri dello Stato sollevato dal Quirinale contro la Procura di Palermo è stato dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale. La Consulta ha stabilito che il ricorso ha i requisiti oggettivi e soggettivi perché si possa passare, nelle prossime settimane, all’esame di merito: i giudici, in questo primo vaglio, hanno stabilito che Quirinale e procura sono poteri dello Stato e che il conflitto è fondato. Giudici relatori di questo primo passaggio sono stati Gaetano Silvestri e Giuseppe Frigo, entrambi di nomina parlamentare: il primo eletto su indicazione del centrosinistra, il secondo del centrodestra.
Ora la Corte dovrà affrontare la questione di merito: e decidere se i pm palermitani hanno agito correttamente nella loro indagine sulla trattativa tra Stato e Cosa nostra. Come prescrivono le leggi, la procura ha inserito nei fascicoli processuali le intercettazioni dell’ex ministro Nicola Mancino che parlava al telefono con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Considerandole processualmente non rilevanti, ha disposto, come prescritto dal codice di procedura penale, che le telefonate siano vagliate da un giudice, nel contraddittorio delle parti, in un’apposita udienza che potrà decidere la loro distruzione.

Il Quirinale ha invece ritenuto che la non distruzione immediata delle conversazioni del presidente leda le prerogative del capo dello Stato, garantite dall’articolo 90 della Costituzione, e ha così fatto ricorso alla Consulta, di fatto chiedendo che al capo dello Stato sia garantita una riservatezza assoluta e (finora) inedita. La Corte ha deciso ieri anche di ridurre drasticamente i tempi previsti per l’esame nel merito, che sarà affrontato la seconda settimana di novembre.

“Siamo convinti di avere agito nel pieno rispetto della legge, non avendo leso le prerogative del capo dello Stato”, ha commentato il procuratore di Palermo Francesco Messineo. “Quello compiuto oggi dalla Consulta è un semplice passaggio formale e non una valutazione di merito”. “È andato tutto come previsto”, ha dichiarato il procuratore aggiunto Antonio Ingroia. “Aspettiamo adesso di vedere che cosa succederà quando si analizzerà la questione nel merito”. E il sostituto procuratore di Palermo, Nino Di Matteo: “Continuiamo a lavorare tranquillamente sulle inchieste e nei processi che riguardano la trattativa. Resto convinto che abbiamo agito nel pieno rispetto della normativa vigente”. Slitta intanto a oggi il voto della Camera sulla mozione , presentata dall’Idv, che impegna il governo a costituirsi parte civile nel processo di Palermo sulla trattativa.

Il Fatto Quotidiano, 20 Settembre 2012