L’omofobia non si ferma neppure ad agosto.

Cominciamo dai tempi più recenti. In un manifesto di Forza Nuova in Abruzzo leggo: “L’Italia ha bisogno di figli, non di omosessuali“. Ancor prima dell’assurdità di un messaggio politico di questo tipo, esso fa scempio della logica.
 

Forza Nuova manifesto omosessualiE’ infatti evidente che non esiste nessuna connessione tra l’esigenza di far nascere più figli – espressione più di un orgoglio nazionale o dell’esigenza puramente economica di assicurare un futuro al nostro sistema previdenziale, in un’epoca in cui il vero problema è il sovrapopolamento del pianeta – e l’esistenza di una minoranza gay/lesbica, la quale, ovviamente, checché ne dicano le menti eccelse di Forza Nuova per le quali “l’omosessualità è una patologia“, non aumenta o diminuisce numericamente a piacimento, né è in grado di contagiare la maggioranza trasformando la società in un complesso infertile.

Il messaggio, però, segue un trend comune. Il dato che fa riflettere è la sua assonanza rispetto alle dichiarazioni di alcuni politici, anche recenti. Questo mese è stata la volta di Pier Ferdinando Casini, il quale dopo aver affermato che il matrimonio tra persone dello stesso sesso “è un’idea profondamente incivile, una violenza della natura sulla natura, ha poi precisato che lui conosce “tante persone gay che non ci pensano nemmeno ma ritengono sia una forzatura del radicalismo ideologico di chi va al Gay pride. Ci sono gay che non ci vanno“.

Come se conoscere tanti gay sia segno di apertura mentale; come se tutti i gay che vanno al Gay Pride siano “radicalisti ideologici” (verrebbe da dire che anche quelli che vanno a messa tutti i giorni lo sono…); come se chi non va al Gay Pride avesse una precisa posizione al riguardo e non fosse per definizione d’accordo con le istanze di uguaglianza promosse – una volta tanto unitariamente – dal Movimento.

Da ultimo, è arrivata Iva Zanicchi. La diva di Ok, il prezzo è giusto e di Zingara, che sicuramente è al suo posto, stipendiata dai contribuenti, per acume politico e capacità organizzativa, ha firmato il famigerato documento dei 173 parlamentari contrari ai matrimoni same-sex. Peccato che la Zanicchi sia stata premiata nel 2010 con il Pegaso d’oro, destinato alle personalità che si sono distinte per le loro battaglie a favore della Comunità LGBT!

L’unica considerazione che si può fare non è tanto, come pure qualcuno ha notato, che non basta aver recitato in una fiction impersonando la mamma di un ragazzo gay per essere in sintonia con le persone omosessuali e con le loro legittime aspettative (“Sono attorniata da omosessuali e sto benissimo“, diceva. Aiuto…), quanto come sia possibile che al Parlamento europeo non abbiano ancora adottato un test contro la dissociazione mentale, da applicarsi a tutti i suoi membri. Magari preventivo.

Certo, da queste dichiarazioni si può desumere un dato sicuro: ci siamo evoluti. Prima ci davano dei froci. Oggi siamo massimalisti (Bindi) e radicalisti ideologici (Casini). Il linguaggio politico è cambiato, non c’è dubbio.

Ps. Oggi Micciché, candidato alla Presidenza della Regione Sicilia, ha definito lo sfidante Rosario Crocetta “un uomo del PD beatamente omosessuale“. Come se Mitt Romney dicesse agli elettori di non votare per un uomo come Barack Obama, sfacciatamente nero.