Le questioni di genere riguardano solo le donne? Non necessariamente. Le questioni di genere sono state ieri e lo sono ancora oggi questioni di donne per il semplice ed evidente fatto che sono state e sono principalmente le donne ad occuparsi di questo argomento in gran parte trascurato dagli uomini.

Negli ultimi tre anni ho un po’ girato l’Italia invitato a svariati convegni sulla violenza maschile e/o sulle questioni di genere ed ho constatato che ad organizzare e promuovere questi eventi sono state sostanzialmente donne e anche il pubblico è stato sostanzialmente femminile. Scrivo su uno spazio web che si occupa di questioni di genere e di violenza che si chiama “Donne di Fatto” e in cui le autrici degli articoli sono soprattutto donne.

Ma noi uomini dove siamo?

Se mi chiedo come mai la maggior parte degli esponenti del mio stesso genere non abbiano interesse a confrontarsi con le questioni che riguardano i rapporti tra i due sessi , la risposta che mi do è che probabilmente non ne sentono il bisogno. E se mi chiedo come mai non ne sentano il bisogno mi rispondo che ciò è dovuto al fatto che non percepiscono vantaggio alcuno nel mettere in discussione un ruolo di dominio che da tempo ormai sono abituati ad avere e che ritengono più o meno consapevolmente un qualcosa di scontato, quando non hanno proprio una difficoltà o pura resistenza a riconoscerlo.

Per le donne invece affrontare le questioni di genere significa rivendicare quello che è per loro legittimo e che per tutti dovrebbe essere naturale ossia una vita che abbia gli stessi diritti e opportunità di quella degli uomini e quindi pongono con forza l’accento sulle disparità esistenti. Chiunque voglia negare un’Eva perennemente soggetta alla costola di Adamo è libero di farlo, ma ciò non cambierà di una virgola il dato di fatto ossia che l’uomo ha limitato e continua a limitare troppe volte le potenzialità delle donne. Per i più scettici consiglio di accendere semplicemente la televisione e/o di guardarsi qualche pubblicità (e potrei continuare).

So bene che ci sono molte situazioni in cui i ruoli sono molto più paritari e meno rigidi o anche dove è la donna ad abusare del potere che ha, ma facendo un discorso generale è innegabile che la nostra società ha nel maschile la sua massima espressione relegando il femminile a un ruolo subalterno.

Ma siamo sicuri che gli uomini non abbiano da guadagnarci dall’affrontare le questioni di genere? Siamo sicuri che il potere che rivestono all’interno della nostra cultura e della nostra società non abbia per loro un costo?

Il dovere essere il sesso forte cosa implica? Implica che non ci si possa sentire liberi di esprimersi al di là dei parametri prestabiliti e ciò è riduttivo e dequalificante per ogni essere umano. Imponendo alla donna un ruolo determinato culturalmente siamo costretti ad assumerne anche uno noi uomini, non meno rigido e limitante del primo.

Mi viene in mente come sia spesso difficile per un uomo piangere e mostrare i propri sentimenti rispetto a una donna. Immaginiamo un padre che si trovi di fronte alla propria figlia che di 5-7 anni che piange, la sua probabile reazione sarà quella di coccolarla e curarla “permettendole” di piangere. Immaginiamo lo stesso padre con un figlio di 5-7 anni, la sua probabile reazione sarà di fare smettere subito il bambino di piangere magari dicendogli che deve fare l’ometto “non permettendogli di piangere”. Non sono certo regole assolute di comportamento genitoriale, ma sono sicuramente delle tendenze. Ciò che si impara da bambini (posso/non posso piangere, posso/non posso esprimere quello che sento) influenzerà le nostre modalità di comportamento da adulti.

La capacità di esprimere le proprie emozioni, qualsiasi esse siano, è sana e funzionale se questa espressione viene gestita in modo corretto e non lesivo per gli altri.

Il maschile, al pari del femminile, è ben altro che stereotipi e dobbiamo trovare la forza di metterlo in discussione, in primis noi uomini che ne facciamo parte.

Una interessante azione di riflessione in proposito è l’associazione Maschile plurale. Cito dal loro sito

L’associazione nazionale Maschile plurale è stata costituita a Roma nel maggio del 2007 e rappresenta una realtà di uomini con età, storie, percorsi politici e culturali e orientamenti sessuali diversi, radicati in una rete di gruppi locali di uomini più ampia e preesistente. I componenti dell’Associazione sono impegnati da anni in riflessioni e pratiche di ridefinizione della identità maschile, plurale e critica verso il modello patriarcale, anche in relazione positiva con il movimento delle donne.

Ricordiamoci sempre che la differenza è una risorsa, non un motivo di supremazia e se ci spaventa e perché tutto quello che non conosciamo ci incute timore, ma se è così una buona soluzione consiste nell’imparare a conoscerlo.

Lo psicologo americano Carl Rogers asseriva: “ Una delle ragioni principali della resistenza a comprendere è la paura del cambiamento, se veramente mi permetto di capire un’altra persona posso essere cambiato da quanto comprendo. Tutti abbiamo paura di cambiare”

Mario De Maglie