Col nuovo disco, l’anima migrante di Raiz torna a Casa (Arealive /Edel, 2012). Un viaggio nella musica immaginaria mediterranea ricco di suoni, odori, sensazioni, ricordi e suggestioni, in cui l’ex leader degli Almamegretta dialoga coi Radicanto, gruppo popolare pugliese. «Il concetto che ci sta a cuore: un mediterraneo unito, rafforzato anziché diviso dalle differenze linguistiche, culturali, religiose». “Casa” è la rilettura elegante di brani di Raiz e degli Almamegretta, di ballate e brani religiosi cantati e recitati, come in un antica tragedia napoletana con ritmi nordafricani, mediorientali e asiatici. In “Pe’ dint”e viche addo’ nun trase ‘o mare” emoziona l’intrecciarsi della voce viscerale di Raiz con quella angelica di Fabrizio Piepoli (Radicanto), mentre commuove la nuova versione di “Nun te scurdà” sussurrata alla maniera di Sergio Bruni come una vecchia canzone classica napoletana.

Come nasce la collaborazione con i Radicanto?
Con i Radicanto ho cominciato a suonare cinque o sei anni fa dopo aver conosciuto il chitarrista Giuseppe De Trizio sul palco di Teresa De Sio che mi ospitava in un tour estivo. Il comune interesse per la musica mediterranea ci ha portato ad elaborare il nostro progetto, basato fondamentalmente su canzoni che ho scritto negli ultimi venti anni e su alcuni classici della tradizione.

Cosa unisce le cantiche sefardite, i salmi, il fado portoghese e la canzone napoletana?
L’attitudine calda e ospitale, l’amore vissuto con passione e struggimento, le riunioni conviviali dove si gustano cibi dal sapore forte e speziato, il gusto per il rito e la cerimonia. La malinconia che contraddistingue il canto unisce tutti i popoli di quest’area che, a dispetto delle differenze, risultano molto omogenei.

Da dove nasce il bisogno di ricantare tuoi vecchi brani in una chiave completamente nuova?
Ricantare le mie vecchie canzoni in questa versione è stato per me come un’introspezione psicologica volta a pacificare le mie diverse anime musicali. Sono tutte canzoni che sono state scritte per un combo di musica dub ed elettronica come gli Almamegretta, ma hanno una forte anima “tradizionale”. Volevo forse dimostrare, soprattutto a me stesso, che con la complicità dei Radicanto potevano funzionare anche senza computer. E’ stato un po’ come unire le mie metà.

E il tuo rapporto con la canzone classica?
Con la canzone napoletana ho avuto in gioventù un rapporto travagliato, un amore che me la faceva apprezzare in privato ma che dovevo sconfessare in pubblico perché in quegli anni “andare avanti” ed essere “progressista” chissà perché implicava il rinnegare tutto ciò che riguardava la tradizione, o almeno quella parte della tradizione non sdoganata dagli intellettuali di sinistra. Tra quelli che ti “potevano piacere” c’erano la Nccp, i Zezi di Pomigliano, forse Murolo, per carità grandissimi! Ma a me piacevano anche Sergio Bruni e Mario Merola mentre non mi perdevo un film  di Nino D’angelo: naturalmente visto in casa, magari con le tapparelle abbassate! Adesso però sono cresciuto.

Laddove la musica sembra non aver più valore,  allora  forse il riappropriarsi delle proprie radici sembra acquistare un significato ancora più forte.
Ai quattro angoli del mare nostrum si suona musica bellissima di cui il mainstream ignora o finge di ignorare l’esistenza e il potenziale. In più provare a suonare musica “panmediterranea” significa anche sognare una regione finalmente libera da conflitto e razzismo in cui i popoli si confrontano invece di scontrarsi, usano la tradizione come spunto per conoscersi meglio invece di usarla come un randello per annientare l’altro. Per dirla con il mio amico Nabil Salameh, che ha collaborato alla registrazione di una delle canzoni del mio ultimo disco, ci vorrebbe una lenta e profonda rieducazione al mutuo riconoscimento e alla convivenza: valori imprescindibili per chi insegue una pace vera e non la sua simulazione – ovvero il deserto omologante della globalizzazione. Le canzoni non fanno certo le rivoluzioni, ma contribuiscono a creare un clima culturale favorevole ai cambiamenti positivi o almeno ci provano!

È vero che il 2013 vedrà la reunion e il ritorno discografico degli Alma?
Se io e i miei soci e amici di sempre riusciremo a scrivere dieci belle canzoni di cui siamo tutti pienamente soddisfatti, perché no? Ma è la conditio sine qua non, abbiamo una storia comune da rispettare, tanti fan che non si possono certo prendere in giro e tante belle canzoni da suonare quando spesso ci ritroviamo sul palco insieme. Se non dovessimo riuscire nell’intento – dopo tanti anni che non si fanno progetti insieme è difficile mettere d’accordo tante diverse individualità – ci resta la nostra salda amicizia, che al di là dei dischi venduti, le canzoni scritte e le soddisfazioni professionali è il più bel “risultato” del nostro collettivo.