Siamo alle solite. Il cinema italiano torna da Cannes 2012 con un riconoscimento mica da ridere (Reality di Matteo Garrone ha vinto il Grand Prix) e i cugini francesi in sala non ci stanno e fischiano. È la solita storia dei francesi che si incazzano di contiana memoria, insomma. Polemiche a parte, il Festival di Cannes si è chiuso con la vittoria annunciata di Love, il film di di Mikael Haneke, trascinato a furor di popolo fino all’ambita Palma d’oro. Un altro maestro del cinema europeo completa il podio: è il sempreverde Ken Loach, dal Regno Unito con passione (e tanto impegno, as usual). Premio per la migliore sceneggiatura a Beyond the hills di Cristian Mungiu (che si porta a casa anche quello per la migliore interpretazione femminile, assegnato ex aequo a Cosmina Stratan e Cristina Smutur. Miglior regista Carlos Reygadas per Post tenebras lux e migliore attore Mads Mikkelsen per The Hunt del danese Vinterberg.

A bocca asciutta gli americani, arrivati in forze alla Croisette ma che non hanno convinto né il pubblico né la critica. E torna a casa senza premio, a sorpresa, anche un grande Trintignant, che ha offerto una prova d’attore che meritava un riconoscimento. Haneke sbanca di nuovo Cannes, dunque, e forse mai come quest’anno la sua vittoria era facilmente prevedibile. Discorso diverso per Garrone, che ha portato a Cannes un film coraggioso, così diverso da quel Gomorra che aveva entusiasmato il mondo quattro anni fa. Scelta azzardata, diceva qualcuno, ma a quanto pare vincente, checché ne dicano i francesi. Chissà se c’è lo zampino di Nanni Moretti, presidente della Giuria, o se il secondo posto di Reality sia arrivato “nonostante” la presenza del più francese dei registi italiani.

L’affermazione di Reality potrebbe cambiare le carte in tavola anche per quel che riguarda la scommessa italiana per i prossimi Oscar. Magari, per una volta, sottoporremo all’Academy un film che ha vinto qualcosa e non, come in preda a una infinita vocazione alla sconfitta, pellicole spacciate in partenza. La strada verso Hollywood è ancora lunga. Per adesso godiamoci l’ottimo risultato festivaliero. E godiamoci anche l’incazzatura transalpina, che fa sempre piacere.