L’arresto di un assistente papale per i Vatileaks è l’inizio di un nuovo capitolo disastroso per la Santa Sede. Non la fine della vicenda. Intanto rivela una drammatica vulnerabilità dell’entourage papale. Ma c’è di più. Quando si arriverà al processo contro i responsabili della fuga di documenti, Benedetto XVI potrà ringraziare il suo Segretario di Stato Tarcisio Bertone per altre ondate di pubblicità negativa a livello planetario.

L’AFFAIRE si intreccia con il caso Gotti Tedeschi. L’estrema brutalità del comunicato con cui è stato silurato il presidente dello Ior è il segno che la lotta di potere all’interno della Curia ha raggiunto un livello di parossismo impensabile. Mai era accaduto negli ambienti curiali, così felpati, che si colpisse così duramente nell’onore un uomo scelto dal Papa. La reazione del Segretario di Stato, che fa sfiduciare pubblicamente Gotti, rappresenta la rottura di una tradizione. Nella sua violenza svela la paura di Bertone di essere scalzato dalla carica. In pari tempo la vicenda rimanda ad un pontefice debole e fragile, incapace come re Lear di tenere a bada la sua corte.

É chiaro che c’è un gruppo clandestino in Curia (non un solo maggiordomo come nei gialli) a volere un cambio di gestione al vertice. L’arma che gli oppositori agitano sono gli autogol internazionali di Bertone. In un anno il Segretario di Stato, apparente vincitore in queste ore, ha piazzato tre formidabili boomerang, tutti dannosi per l’immagine di Benedetto XVI e il suo desiderio di garantire pulizia e trasparenza nelle finanze e nell’amministrazione vaticana. Monsignor Carlo Maria Viganò, segretario del Governatorato, aveva denunciato corruzione negli appalti e in alcuni settori amministrativi. Bertone lo ha rimosso quasi fosse un mitomane. Agli occhi del mondo diplomatico e mediatico è apparso chiaro che Viganò è stato colpito perché voleva fare pulizia.

NEL DICEMBRE 2010 Benedetto XVI istituisce l’Autorità di informazione finanziaria, guidata da un cardinale, per portare lo Ior nella “lista bianca” del sistema bancario internazionale. Passano pochi mesi e per iniziativa del Segretario di Stato si accredita la teoria che la trasparenza non vale per il passato e si emanano nuove norme, che imbrigliano l’autonomia della nuova Authority. A nulla valgono le accorate proteste del cardinale Nicora e di Gotti Tedeschi. Secondo autogol e pessima figura presso Moneyval, l’organismo europeo incaricato di verificare lo standard antiriciclaggio delle banche d’Europa.

Il terzo autogol è la cacciata di Gotti Tedeschi. Faceva resistenza all’operazione San Raffaele, voluta dal cardinale Bertone con il miraggio faraonico di un “polo ospedaliero cattolico” comprendente San Raffaele, policlinico Gemelli e l’ospedale di Padre Pio. Gotti Tedeschi inoltre non condivideva lo stile di comando di Giuseppe Profiti, presidente del Bambin Gesù (condannato in primo grado per il coinvolgimento nello scandalo delle mense in Liguria: “concorso in turbativa d’asta”) e fatto vice-presidente del San Raffaele in quanto longa manus di Bertone. Il Segretario di Stato non glielo ha mai perdonato. L’aver perseguito, poi, una linea senza compromessi e attivamente critica nei confronti di Bertone per la questione della trasparenza dello Ior, è costata la testa a Gotti. Lui lo presagiva e da mesi confidava agli amici: “Mi salva soltanto il rapporto con il Papa”.

COSA SUCCEDERÀ adesso? Il Segretario di Stato, con questa prova di forza, dimostra di volere resistere ad ogni costo alle pressioni rivolte a Benedetto XVI perchè lo sostituisca a dicembre in occasione dei suoi 78 anni. Ma l’estrema debolezza di Benedetto XVI, che in queste vicende non è riuscito a tenere ferma la barra nella direzione da lui stesso auspicata, mostra che il pontefice ormai ottantacinquenne e fisicamente fragilissimo (e occupato a scrivere il terzo libro su Gesù) non riesce a tenere sotto controllo gli affari della Curia e si affida – anche a costo di buttare a mare persone che stima – al Segretario di Stato, da cui non sembra in grado di staccarsi.

Il mondo cattolico è disorientato. L’Avvenire, mentre pubblica il comunicato vaticano, scrive che Gotti “aveva fatto proprio l’impegno per la crescita dello Ior nella trasparenza secondo standard internazionali”. Ha commentato l’ex vicedirettore dell’Osservatore Romano Gianfranco Svidercoschi: “Nel comunicato vaticano che definisce criminale la diffusione dei documenti arrivati alla stampa non c’è una sola riga dedicata ai fatti ivi descritti”. Il popolo delle parrocchie non ci capisce più nulla. É una deriva quale mai si era verificata in Santa Romana Chiesa.

da Il Fatto Quotidiano del 26 maggio 2012