Non so se vi è mai capitato di entrare in una mensa scolastica. E’ un’esperienza da fare. Mamme e papà che lasciano i bambini a pranzo a scuola spesso non provano a mangiare quello che l’Asl ha deciso per i loro figli.

Da docente precario ho avuto modo di “gustare” il cibo di diverse mense scolastiche dove laboriose cuoche provano a rendere più gradevole il pranzo dei bambini. La prima sensazione che si ha quando ci si siede al tavolo di una mensa e si guarda in faccia il piatto è quella della tristezza. Ho mangiato minestrine stile casa di riposo per anziani per un inverno intero; paste alla ricotta dove quest’ultima era impercettibile al palato; creme di legumi con riso che ricordano i giorni mesti in cui si è ammalati sotto le coperte. Non ho mai capito dall’altro canto come si può proporre ad un bambino la pizza con i fagiolini e il mais come contorno: avete mai dato a vostro figlio una gustosa pizza mettendo nel piatto anche dei legumi? Ho sempre pensato che un pranzo che piace aiuta i bambini a vivere meglio a scuola: dall’altro canto i grandi mangiano quello che amano. Scelgono.

E’ impensabile una scuola self service dove i bambini scelgono tra alcuni piatti senza imporre loro una triste dieta dettata dall’Asl? Prima o poi inizierà una rivoluzione dei piccoli. Anzi è già cominciata. Una bambina di 9 anni scozzese, Martha Payne, stufa dei tristissimi pasti che passa la sua scuola, ha deciso di passare all’azione aprendo un blog (NeverSeconds) e pubblicando ogni giorno una foto del vassoio semivuoto, denunciando così la pessima qualità (e l’insufficiente quantità) del cibo servito in mensa. Provate a farlo fare anche ai vostri figli. Ma come se non bastasse la mensa a rendere più tristi i momenti liberi dei bambini ci hanno pensato anche l’Unione Europea e il Ministero delle Politiche agricole a rubare  la libertà della merenda all’intervallo con il progetto “Frutta nelle scuole” .

L’idea di promuovere il consumo di frutta e verdura nelle scuole primarie è ottima ma in queste settimane ho visto arrivare a scuola all’ora della merenda (10.30) carote e pomodorini. Ora finche si tratta di mangiare fragole, mele e pera a merenda nessuno si oppone ma chi di voi mangerebbe volentieri una scatoletta di pomodorini nel bel mezzo della mattinata? Infine, forse l’educazione alimentare andrebbe fatta ai genitori che permettono ai bambini di portare a scuola patatine e merendine di ogni tipo. Ancora una volta da quando a scuola la burocrazia ha ucciso il buon senso in nome del protezionismo salutista, dei timori, sono sparite le buone torte fatte in casa.