Come spezzare il legame tra organizzazioni criminali e politica? Lo ha spiegato oggi con una proposta concreta la “Fondazione Progetto Legalità in memoria di Paolo Borsellino e di tutte le altre vittime della mafia” al Palazzo di Giustizia di Palermo. Serve una nuova legge, che riformi l’articolo 416 ter del codice penale (scambio elettorale politico-mafioso), al momento inadeguato e inefficace rispetto alle esigenze di un Paese mafiosamente “inquinato” come il nostro.

Fino ad ora il reato di voto di scambio con la mafia è stato punito (raramente) soltanto in conseguenza della prova di un versamento di denaro in cambio del sostegno politico-elettorale. Si sa, la mafia è furba e la malapolitica lo è anche di più. Aggirare l’ostacolo in questo caso è semplice: per non essere puniti basta promettere qualcosa di diverso dal denaro. Appalti, favori, assunzioni. Tale condizione consente alla mafia di infiltrarsi senza difficoltà alcuna nei meccanismi elettorali democratici e di negare ai cittadini la sacrosanta libertà di scelta.

Così la Fondazione ha lanciato un appello al Governo e al Parlamento affinché venga riformato l’articolo di legge sul reato di voto di scambio con la mafia. Bisogna fare in modo che il politico che promette favori e utilità al mafioso in cambio dei voti, possa essere punito in modo esemplare. Soltanto così potremo dire di contrastare la corruzione e la mafia, mefitici fenomeni che impediscono lo sviluppo socio-economico e democratico del Paese. L’articolo 416 ter, pertanto, andrebbe così riformulato: “La pena stabilita dal primo comma dell’articolo 416 bis si applica anche a chi ottiene la promessa di voti prevista dal terzo comma del medesimo articolo 416 bis in cambio della promessa di denaro o di altre utilità per sé o per un terzo”.

Io, da presidente della Commissione Parlamentare Antimafia del Parlamento Europeo (CRIM) e da presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, non posso che sostenere la Fondazione e la sua validissima proposta. Tocca alle istituzioni farsi carico dell’improrogabile responsabilità di recidere i rapporti ammorbanti tra mafia e politica.

Pertanto faccio mio questo appello chiedendo al Governo e ai parlamentari italiani di portare avanti la proposta in modo serio e urgente e personalmente mi impegnerò affinché questo argomento venga trattato col medesimo approccio anche a livello europeo durante i lavori della CRIM, in memoria di tutte quelle vittime di mafia che per schierarsi dalla parte dello Stato hanno dato la vita. E’ tempo di riconoscere concretamente il loro sacrificio. Non bastano le medaglie, non bastano le commemorazioni. C’è bisogno di giustizia. Questo potrebbe essere un segnale significativo per testimoniare la memoria concreta del ventennale delle stragi; molto meglio di una corona di fiori che ricorda uno Stato che non ha protetto i suoi servitori da sé stesso.