Occorre, a mio avviso, provare a riorganizzare la sanità italiana adeguandola alla situazione economica, senza negare la possibilità/necessità/utilità di dare cure adeguate anche a persone bisognose rispettando l’articolo 32 della Costituzione Italiana che appunto parla di “individuo” e non solo di “cittadino”.

Se il regime non è adeguato, appropriato, ci può essere un impegno di risorse, e quindi di costi, non proporzionato alla situazione clinica.

Sembrerebbe appropriato ricoverare in Unità Coronarica un lieve scompenso cardiaco, con quello che costa un ricovero in tale regime? In unità coronarica si dovrà ricoverare un infarto acuto, per esempio, lasciando il paziente con scompenso, a risorse e quindi a costi inferiori, in un reparto di medicina o di medicina cardiovascolare (che va tanto di moda).

Qualcuno si è dimenticato che fino a qualche anno fa si ricoverava per fare una TAC? Ora, per fortuna (ma c’è chi si lamenta ancora per questo fatto), questo non avviene più, con un notevole risparmio per il sistema sanitario. Sarebbe quindi logico che a diverse tipologie di esigenze si offrano adeguate tipologie di prestazioni.

Alcuni non vogliono vedere il problema quando sono direttamente coinvolti (non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere, e sordo di chi non vuol sentire). Capita frequentemente di dover sentire, anche per altri contesti: “va tutto bene, ma in un giardino che non sia il mio” (TAV docet, al di là delle opinioni che ognuno di noi può avere, pro o contro, in merito all’alta velocità).

Dovremmo invece cominciare seriamente a pensare, e ad attuare, una rete che sia veramente rispondente alle necessità di cure, cominciando dalla prevenzione e arrivando alla riabilitazione, in cui le prestazioni siano adeguate alle necessità del paziente.

Il nostro è un buon sistema sanitario, con ampie possibilità di miglioramento.