Saviano, colui che lotta contro la mafia
“Finalmente posso respirare”

Testata: Spiegel
Data di pubblicazione: 11 febbraio 2012
Articolo ed intervista originale di: Fiona Ehlers
Traduzione di Michele e Claudia per italiadallestero.info

È protetto da cinque guardie del corpo, dorme nelle caserme della polizia: da sei anni il giornalista Saviano deve nascondersi dalla mafia. Ciò nonostante recentemente si sente libero come non mai. Nell’intervista racconta come i tedeschi gli abbiano insegnato ad amare il proprio Paese.

SPIEGEL: Signor Saviano, più di un anno fa, davanti a milioni di telespettatori, ha affermato: nonostante Berlusconi, rimango in Italia perchè voglio vedere cosa succederà dopo. Come si vive, oggi, nell’Italia di Mario Monti?
Saviano: Ci sentiamo ancora frastornati, senza Berlusconi ci sentiamo un po’ persi. Vede, ho 32 anni e da quando posso votare conosco solo le solite brutte facce. Adesso, per la prima volta, provo rispetto nei confronti di un governo, sebbene non sia stato legittimamente eletto e la politica stia facendo una pausa. Monti è come un Presidente per tutti gli italiani, con lui é possibile parlare, per noi è una novità. Con Berlusconi era come essere allo stadio, o si era un Fan o lo si contestava. In breve: sento avvicinarsi la libertà, mi sento come se potessi finalmente respirare.

SPIEGEL: É quantomeno strano sentire la parola “libertà” uscire dalla bocca di un italiano che da sei anni deve nascondersi dalla mafia e che è protetto giorno e notte da cinque guardie del corpo.
Saviano: non avrei mai creduto che sarebbe successo così velocemente. Ma nonostante tutto l’ottimismo resta la perplessità. Il premio Nobel russo Alexander Solzenicyn una volta ha affermato che, quando un Paese viene governato da politici corrotti, tocca agli intelettuali schierarsi contro il Governo. Ora siamo di nuovo dei semplici intellettuali, cosa che andrebbe bene se l’Italia fosse un Paese sano. Adesso ci sentiamo superflui anche se sappiamo bene che il berlusconismo non è sconfitto.

SPIEGEL: Nella prefazione tedesca del suo nuovo libro, lei scrive che la visione dei tedeschi l’ha aiutata ad amare l’Italia. Che cosa intende?
Saviano: Quando, prima Goethe, oggi i turisti con i calzini bianchi, visitano la mia Patria, colgono il lato positivo, l’umanità, la vitalità, il nostro senso della bellezza. Quando il musicista John Coltrane si trovò a dover definire il Blues, disse: il Blues è ciò che noi neri abbiamo al posto della libertà. Questo è ciò che intendo: gli italiani hanno un sistema giuridico che a malapena funziona, non siamo efficienti. Ma facciamo del nostro meglio con spirito di inventiva e creatività. Attraverso la visione dei tedeschi ho capito che si può imparare ad amare l’Italia.

SPIEGEL: E come reagisce adesso quando molti tedeschi, a proposito della tragedia della Costa Concordia ricorrono a vecchi cliché: la nave che affonda come emblema dell’Italia abbandonata a se stessa da un capitano vanitoso e pusillanime?
Saviano: La crisi della finanza europea rafforza certi risentimenti, si instaura un clima di odio, questo mi preoccupa, si. Anche in Italia, recentemente, vi sono dei risentimenti nei confronti dei tedeschi: la televisione mostra la Merkel con i baffetti di Hitler. I comici prendono in giro la saccenza tedesca. Questo non l’ho mai sentito neppure da mio nonno, un ebreo deportato a Dachau che ha persino detto: odio i tedeschi in uniforme, ma non appena mi danno da mangiare e si mettono a ridere con me, mi ci affeziono.

SPIEGEL: È vero che il capitano Schettino rappresenterebbe l’italiano tipico?
Saviano: Lui è originario, come me, del golfo di Napoli, come la maggior parte dei capitani del mondo. Tuttavia capisco che sia diventato l’incarnazione dell’italiano vanitoso. Berlusconi ha impresso quest’immagine destinata a durare a lungo. Lei non può immaginarsi quanti Schettino abbia già incontrato: fanfaroni che gesticolano a voce alta senza alcuna responsabilità, che amano solo sè stessi. Ma io conosco anche l’altro lato, quello dei mafiosi…

SPIEGEL: … uomini silenziosi che conducono una vita sottoposta a regole ferree?
Saviano: Proprio così, è esattamente l’immagine opposta che si ha dell’italiano nel mondo. Può sembrare un paradosso ma nella caotica Italia solo la mafia é una delle organizzazioni più disciplinate ed affidabili. Inizialmente anche i mafiosi si vantano delle loro gesta eroiche. Ma quando diventano boss, scompaiono, sacrificano la loro vita, rinunciano al sesso, a trascorrere il Natale con la propria famiglia e si sottopongono ad un rigido sistema. Questo permette loro di avere successo.

SPIEGEL: Nel suo nuovo libro sogna un Paese migliore senza mafia ed economia sommersa. Accadrà mai?
Saviano: Siamo ancora molto lontani da quest’altra Italia. Naturalmente, lentamente si afferma anche da noi la cognizione che solo chi si guadagna un lavoro è anche nella condizione di svolgerlo. Le liberalizzazioni di Monti sono a tal proposito fondamentali, aprono un mercato che era basato sul clientelismo. Le sue riforme ci hanno permesso di credere nuovamente nelle istituzioni, questo è importante. Ma la domanda è se, dopo Monti, riusciremo ad avere una vera politica.

SPIEGEL: Cosa si attende?
Saviano: Non mi fido di questa quiete momentanea. Non passerà molto tempo prima che la vecchia casta politica ritorni, compreso Berlusconi. Diranno: il governo dei tecnici non è riuscito a combinare nulla, lasciateci nuovamente il timone. Io mi tengo alla larga da questa gentaglia, sebbene mi abbiano offerto ogni posto possibile, sindaco, candidato della sinistra.

SPIEGEL: Da cosa dipende il fatto che attualmente la mafia non risulti un tema politico?
Saviano: Nessuno vuole avere a che fare con questo male fondamentale. Tra l’altro la criminalità organizzata, già da parecchio tempo, non è un problema nazionale, piuttosto europeo. Grazie alla crisi finanziaria la mafia si rafforzerà, ne sono sicuro, la corruzione crescerà così come il mercato della droga. La cocaina è la droga della crisi, tiene svegli. Per questo motivo sarebbe molto importante avere un’autorità che si occupi di anti-mafia anche a Bruxelles.

SPIEGEL: La criminalità organizzata si lascia combattere solo quando viene compresa come problema strutturale?
Saviano: Esattamente. Silvio Berlusconi ha rappresentato per 20 anni la peggiore Italia. L’abbiamo odiato, è vero. Ma il problema non è Berlusconi, sarebbe troppo facile utilizzarlo come capro espiatorio di tutto. Il problema è la mentalità, sono la corruzione, l’evasione fiscale, l’avversione nei confronti dello stato e una politica al servizio di queste strutture.

SPIEGEL: Cosa bisogna fare, lei cosa fa?
Saviano: Io sono ossessionato da questo, raccontare agli italiani le condizioni nel loro paese. Con ciò non voglio diffamare la mia terra, cosa di cui sono stato accusato più volte. Io ho in mente un sogno per il futuro: raccontare è il primo passo dell’azione. Le parole sono fatti, di questo ne sono convinto.

SPIEGEL: Gli italiani sono ancora interessati a conoscere la verità sulla mafia?
Saviano: Sta scherzando? La mia trasmissione Vieni via con me, dal quale ha origine il mio nuovo libro, è stata vista da dodici milioni di telespettatori, a cui vanno aggiunti altri cinque milioni su internet, è stato un record. Gli italiani non avrebbero potuto saperne di più sui collegamenti tra mafia e Lega Nord o sui brogli elettorali in Calabria. Anche una cosa del genere è possibile in questo Paese: un miracolo che però adesso prosegue su di una rete privata.

SPIEGEL: I suoi racconti sui brogli elettorali sembrano incredibili…
Saviano: … lo so, sembrano racconti di un lontanissimo Medio Evo. Ma è proprio l’opposto. Comprare voti è attualissimo, al più tardi, non appena Monti abdicherà, si ricomincerà. La camorra compra decine di migliaia di elettori, questo è noto. I gangster ricevono dalla tipografia le schede elettorali e le compilano. L’elettore quindi le scambia all’interno della cabina, come prova è sufficiente una foto della scheda elettorale effettuata con il cellulare. In seguito l’elettore viene ricompensato con 50 euro, con una cortesia o con un piccolo lavoretto. Al sud tutti sanno di queste pratiche.

SPIEGEL: Sei anni fa ha pubblicato Gomorra, bestseller mondiale avente come tema i retroscena della camorra. Da allora la lotta alla mafia è cambiata?
Saviano: Siamo sulla strada buona. Molte persone afferenti al clan di cui ho parlato principalmente nel mio libro, quello dei Casalesi, al momento si trovano dietro le sbarre. Uno degli ultimi boss è stato arrestato a dicembre. Non è il contenuto del libro ad aver fatto arrabbiare il clan, quanto la tiratura in quattro milioni di copie.

SPIEGEL: E da allora che la sua vita è minacciata?
Saviano: Purtroppo si, la mia vita è programmata, ogni passo è sorvegliato, la mia famiglia ha dovuto allontanarsi, ogni due notti dormo in una differente caserma della polizia. Adesso io sono la coscienza della nazione. Ma mi sono diventato antipatico, il prezzo per il mio successo è enorme.

SPIEGEL: Che cosa le manca maggiormente?
Saviano: La mia vecchia vita, la mia Vespa e Napoli. Mi fa diventare pazzo il fatto che non possa più fidarmi di nessuno. Le relazioni si tessono durante cene allegre, nel taxi che si prende insieme, parlando per la strada. Tutto ciò non mi è possibile. Sono guardato a vista durante le apparizioni pubbliche, dopo di che si prosegue in un auto blindata. Crede che ciò possa aiutare a conoscere qualcuno, forse persino ad innamorarsi?

SPIEGEL: Per quanto tempo dovrà ancora vivere in questo modo?
Saviano: Non lo so. Forse ha ragione Salman Rushdie che disse, o ti liberi o crepi. Lui c’è riuscito, dovrei cercare dei nuovi temi. Anche lui ha fatto così, niente a che fare con l’Islam. Qualche volta mi auguro di poter scrivere semplicemente delle storie d’amore.

(Foto: LaPresse)