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Andrea Scanzi
Giornalista e scrittore

Nadal che salvò il tennis

Abbracciatevi e gioite. In questo momento, e nelle prossime ore, i federasti verseranno lacrime amarissime. Diranno che “il tennis ha perso”, “Il Re è finito” (no: è solo nudo, e onestamente non è un bel vedere). Cianceranno che “l’usurpatore” ha rovinato il sogno. Straparleranno, come sempre. Lasciateli fare: sono i centurioni con la paura di rimanere senza lavoro. Bambini a cui hanno ricordato che Babbo Natale non esiste e Big Jim nella vita reale non ama Barbie (ma Mirka).
Per ogni lacrima federasta, c’è una stella in più nel ciel. Gioite, ordunque.

Il mondo si è appena salvato dalla melassa della grancassa algida. Quando Rafa Nadal ha alfine irriso Roger Federer 6-4, il pericolo è stato scampato. Roger (da pronunciare con enfasi, “R-o-g-e-r“, e possibilmente con rotacismo sabaudo, quasi che fosse un sacramento), aveva fallito le ultime palle break per rientrare in partita. Il suo aureo volto era increspato nella smorfia esatta di chi a scuola ha preso 7.5 invece di 8 al compito di stenografia (esiste ancora?). Il suo dramma interiore era palese, inconsolabile. Era finita. Vamos.
E’ stata una bella partita? Sì e no. Sì, soprattutto nella seconda parte del quarto set, con scambi interminabili e mirabili. No, e il tiebreak del terzo set è stato emblematico: un errore dopo l’altro, Nadal che va avanti 6-1, Federer (adorabilmente piccato) che recupera fino a 6-5. Per poi perdere.

La sensazione è che questa sfida eterna, largamente dominata dal più forte tra i due (Nadal è avanti 18 a 9: cifre che non ammettono dubbi), stia mostrando la corda. Già un anno fa, in finale al Roland Garros, entrambi mandarono in campo le copie sbiadite. Deluxe, ma sbiadite. Federer perse. Diventando pienamente freudiano, infantile e irrisolto, come sempre quando dall’altra parte scorge il Mutanda. E solo lui l’avrebbe potuta perdere (se a Parigi in finale fosse andato Djokovic, Nadal avrebbe vissuto un’indicibile mitraglia). Oggi si è goduto a fasi alterne. Pronostico rispecchiato per classifica e precedenti, non rispecchiato secondo i valori sin qui espressi. Si era sbagliato (ogni tanto capita) anche qui. Ed è sempre bello sbagliare, in questi casi.

Spingendosi oltre, vien da dire che questo Nadal – perennemente “tramontante”, ma alla fine sempre lì – partirebbe sfavorito con Djokovic ma favorito con Murray. Quindi, domani, dovrà tifare Scozia, per quanto sul veloce Murray risulti ampiamente in grado di ribatterlo (ma 2 set su 3 è altro sport e negli Slam cambia tutto). Detto che, uscito il Re Piangina, Djokovic avrà definitivamente fiutato il sangue e si presenterà col vestito del sicario ilare in semi, un plauso finale a Rafa Nadal. Non è bello, non è “classico”. Non so quanto sia corretto e limpido. E non è neanche al top. Ma non molla, mai. E ci ricorda che tutto è possibile. Perfino fare “marameo” alle stalagmiti dittatoriali.

(Foto: LaPresse)


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