Sono un fan di Menenio Agrippa (e di Giorgio Napolitano). Non è il momento di alzare i toni. Però la stampa libera deve scrivere la verità. La verità – anche quando è amara – è la medicina, non il problema. E la verità è questa. La crisi economica e finanziaria è interamente voluta, provocata, artificiale. Una congiura? Sì. Non è la CIA. Neppure gli speculatori: sono pupazzi, non burattinai. I congiurati indossano abiti europeisti…

Le crisi sono due, interrelate:
– crisi finanziaria “di liquidità” (spread da usura dissanguano lo Stato, le banche, le imprese italiane). Si è protratta tanto da portarci nella “trappola del debitore”.
– crisi economica “da insufficienza della domanda” interna ed estera (riduce l’occupazione, la fiducia, i consumi, le entrate fiscali). Si è protratta tanto da portarci nella “spirale recessiva“.

Per tre anni, le elite europee (nostrane) ci hanno raccontato un sacco di palle. La crisi è inevitabile: è internazionale! Gli abbiamo creduto. Ma poi in crisi è rimasta solo l’Europa. Dunque si trattava solo di cattiva gestione. La domanda, se cade, è solo nel breve termine… Ma dopo tre anni siamo ancora in recessione, con la disoccupazione ai massimi. L’austerità? è espansiva! Ma in Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna, va male. Le politiche monetarie espansive creano inflazione… A parte quella importata, neanche l’ombra di un “problema inflazione” in Svizzera, USA, Giappone, UK . E le aspettative d’inflazione spingeranno in alto i tassi d’interesse, soffocando la ripresa… Ma nei paesi citati i tassi restano ben sotto l’inflazione. E’ stata la BCE a dover fare marcia indietro dopo aver combinato disastri. Intanto tutto il mondo (G20), persino il FMI raccomanda all’Europa: sostenete la domanda! La svalutazione non serve, la perdita di competitività si recupera con la deflazione e le riforme strutturali… A parte il danno al denominatore del rapporto debito/PIL, l’Islanda ha svalutato e va meglio, fa notare Krugman, mentre nei paesi deflazionisti (Irlanda e Lituania) la strategia non funziona.

E sulla crisi finanziaria? Per abbattere gli spread basta mettere i conti in ordine… L’Italia lo ha fatto ma gli spread hanno continuato a salire, finché la BCE ha aumentato la liquidità: sulla quale le banche disperate si sono gettate. Allora? Non dipende solo dall’Italia! Dipende anche dall’Europa! Che fare? Hanno messo in campo i “Fondi Europei Salva Stati” simili come concezione agli Eurobond, per importi via via crescenti. Hanno fallito, ovviamente. L’ultimo, il più grande di tutti, è stato bocciato dai mercati (ha messo a repentaglio persino la stabilità finanziaria della Germania) prima ancora di essere varato.

La Merkel dice: non vogliamo pagare i vostri debiti. Allora metteteci in condizione di ripagarli. In realtà, ormai tutti sanno come si risolve la crisi a costo zero (anzi: con forti profitti della BCE sui nostri BTP), rapidamente – la pensano così tutti i Nobel per l’Economia Keynesiani. Persino l’ex BCE Lorenzo Bini Smaghi sul Financial Times invoca un “coraggioso cambio di passo delle politiche economiche”. Perché non la risolvono?

L’ho chiesto a uno di loro : “Allora i tuoi argomenti sono tutti caduti… gli spread restano alti, la disoccupazione peggiora; c’è una nuova recessione…”.
Mi ha risposto: “Sì, hai ragione. Ma sei proprio sicuro di voler risolvere la crisi?”.
“Scusa, in che senso?”.
“Voglio dire: se gli spread si annullano, se la recessione finisce, viene meno tutta la tensione, la spinta alle riforme strutturali. Torniamo ai governi Berlusconi, a Bersani – Casini –Fini, ai veti incrociati … ”.
“Ah, ho capito. Però … state scherzando col fuoco!”
“Sì, hai ragione… Ma vedi altre strade?”

Il progetto è dunque: limitare gli spread e la recessione quel tanto che basta per evitare il default. E usare l’emergenza, la sofferenza, la paura, per far passare le auspicate politiche dell’offerta, le riforme strutturali, le liberalizzazioni, la flessibilità. Giocando sull’equivoco della parola “crescita“.