Ho rivisto di recente il bel film di Luigi Comencini, “Lo scopone scientifico”, storia di una miliardaria statunitense (Bette Davis) che sfida a carte varie persone in giro per il globo, tra loro una coppia di baraccati, impersonati da Alberto Sordi e Silvana Mangano. Una storia indubbiamente allegorica e per molti versi profetica…

Il film in questione risale al 1972, all’inizio del processo di globalizzazione finanziaria innescato dalla dichiarazione di inconvertibilità del dollaro, che è del 1971. Sono passati quarant’anni e siamo nel bel mezzo della crisi mondiale del capitalismo le cui origini più prossime sono da collocare in tale svolta storica, anche se ancora più a monte c’è il noto fenomeno della caduta tendenziale del saggio di profitto, già colto da Karl Marx.

Il capitalismo attuale, che sprofonda nella sua crisi, assomiglia sempre più in effetti a un casinò globale. C’è un’evidente e crescente contraddizione fra le enormi potenzialità produttive, in grado di soddisfare tutti i bisogni materiali e immateriali dell’umanità, e l’appropriazione privata della ricchezza socialmente prodotta.

Anche nel nostro Paese, come dimostrato dall’Istat, si allargano le sacche di povertà e sempre più si manifestano sotto forma di pensionati costretti a rubare per sopravvivere, con i carabinieri che li arrestano e poi, mossi a compassione, li invitano a pranzo. Il nostro capitalismo, dal predatore Marchionne a quello Benetton, cui “il Fatto” ha dedicato l’altro ieri un’interessante  inchiesta, e che da tempo saccheggia risorse non solo in Italia, sembra aver perso ogni vocazione progressiva, ammesso che mai l’abbia avuta. Il fenomeno dei vecchietti, ma anche dei giovani, affamati, poi, sarà senza dubbio acuito da scelte come quelle del governo Monti, che anziché tassare i patrimoni riduce ulteriormente le pensioni.

Tempo di crisi, tempo di disperazione e di ricerca di capri espiatori. Sport quest’ultimo nel quale eccelsero a suo tempo i nazisti, che oggi trovano imitatori vari, dalla Lega Nord ai vari gruppuscoli di ultradestra, che vorrebbero scaricare le tensioni e la rabbia sugli immigrati o acuire ad ogni modo le divisioni nel popolo colpito dalla recessione.

E’ bene invece ricercare le vere cause della situazione che stiamo vivendo e non per sterili “crociate” che lasciano il tempo che trovano, ma per invertire davvero la direzione, cambiando a fondo le politiche.

Rischiando quindi di scandalizzare qualche lettore cresciuto a pane e neoliberismo, affermerò  che occorre rimettere in discussione il rapporto di sudditanza con la finanza internazionale, tema cui è dedicato il libro “Finanza, crisi e diritto” che stiamo pubblicando con  Aracne editrice. Che ci vuole non meno, ma più spesa pubblica, purché sia qualificata, non destinata cioè ad alimentare i lussi grandi e piccoli della casta o, peggio ancora, gli appetiti degli speculatori globali, dei mercanti d’armi, e dei costruttori di “grandi opere”, ma a soddisfare i diritti sacrosanti previsti dalle convenzioni internazionali in materia di lavoro, casa, cultura, istruzione, salute, ecc. Che vanno valorizzati i beni comuni e ne va reso possibile l’accesso, anziché privatizzarli e renderli oggetto di nuove speculazioni. Che occorre costruire un’autentica solidarietà con tutti i lavoratori e le lavoratrici oggi colpiti o minacciati dai licenziamenti, che il governo Monti vorrebbe rendere ancora più agevole mettendo mano all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori e con nuove misure di “flessibilità” spacciate per aiuti all’occupazione ma che invece si traducono sempre e solo nel facilitare l’arbitrio padronale. Di una classe cioè che, nel suo complesso, ha smesso da tempo di essere progressiva.

Domani comincia un anno importante. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che è a rischio la stessa democrazia conquistata dai nostri padri e dalle nostre madri a rischio di dure lotte e di molte vite. E’ importante potere disporre di mezzi informativi adeguati per condurre la lotta per quanto sopra, anche per questo ho deciso di sottoscrivere 100 euro a favore delle lavoratrici e dei lavoratori di “Liberazione” in lotta ed altrettanti a favore de Il “manifesto”. Ed invito tutti, anche coloro che  la pensano diversamente da me, a fare altrettanto.