I giornali informano che abbiamo speso 48 euro in meno a testa questo Natale. La Coldiretti dice che abbiamo speso in totale 2,3 miliardi per cenone del 24 e pranzo del 25, di cui ne abbiamo buttato tra i rifiuti oltre un quarto, che è più di mezzo miliardo di euro. E questa sarebbe la crisi.

La notizia della minor spesa viene riferita al negativo, con il corredo della solita classifica: “il peggior Natale dal 2000”. Minori spese in beni voluttuari (dunque cose belle ma anche contraibili, evitabili, senza ledere i bisogni fondamentali), maggiori risorse eventualmente risparmiate per fare altro. A dimostrazione che per vivere basta assai meno di quello che pensiamo e che ci dicono. Ma assai tanto…

Sarebbe lo stesso parlando di energia elettrica. Basterebbe evitare gli sprechi e agire sulle infinite formule di risparmio (dalle coibentazioni alle accensioni intelligenti etc) e otterremmo numeri da capogiro, cioè il 30% di minori costi energetici secondo le stime di settore. Dato che la spesa energetica del 2011 è stata di 63 miliardi, vuol dire circa 30 miliardi, giustappunto la manovra di Monti. Lo stesso vale per la Difesa, che ci costa 20,3 miliardi (2010) di cui circa 7 miliardi per i soli uffici e servizi di amministrazione. Lo stesso vale per i beni della Chiesa, che in gran parte sfuggono alle tasse. Potremmo continuare, la lista è lunga.

Vista da fuori, se parlassimo con uno che viene da un posto lontano, fa un po’ ridere e un po’ disperare. Ci si spertica a parlare della crisi, ci si accapiglia a parlare dei costi che salgono, ma gli sprechi viaggiano indisturbati e le normali e logiche azioni per redistribuire il denaro dove serve non vengono assunte.

I migliori sono quelli che criticano un modello di vita più sobrio, in cui si consumi, si produca, si spenda, si sprechi di meno, a tutto vantaggio delle risorse generali, dell’ambiente, del tempo, della qualità della vita. “Ma non capisci che se si riducono i consumi si riduce il mercato e dunque il lavoro?!” Io ho rinunciato a spiegargli che non è così, che invece di pensare a opere inutili come TAV e Ponte sullo Stretto si potrebbe pulire, ristrutturare, mettere in sicurezza il Paese, facendolo fruttare in chiave turistica, ambientale, dell’accoglienza.

Ho capito che siamo in questa situazione perché c’è in giro un mucchio di gente ignorante, probabilmente senza speranza, che non capisce che così andiamo a carte quarant’otto, e che se anche così non fosse dovremmo cambiare comunque, perché nel consumismo, nel lavoro-schiavitù, nella crescita a tutti i costi, nell’ansia di chi produce-compra-consuma-spreca non c’è alcun benessere, e glielo si vede in faccia, basta guardarli.  Comincio a perdere la fiducia che sia possibile spiegarglielo, perché mentre ci parliamo io ho una sola lampadina accesa in tutta la casa e loro ne hanno sette e in questo modo non ci capiremo mai. Non ci capiremo soprattutto su un punto: tra quelle sette lampadine accese incapaci di rendere la loro vita migliore, ce n’è una che potrebbe riuscirci.