Mi ha fatto divertire il pezzo di Andrea Scanzi, qui su Il Fatto. Per tantissimi aspetti ha sacrosantemente ragione. Avevo già in mente di scrivere anche io un op-ed (pare si chiamano così i post di opinione online) in questo blog (perchè di blog si tratta e non di articolo giornalistico) e in questi ultimi giorni avevo raccolto un po’ di spunti in giro, sulla stampa italiana ed internazionale.
Oltre al caso della Roiphe su Salon.com, avevo letto alcuni pareri anche su D di Repubblica, e su vari altri blog. Insomma, il fenomeno dei troll o dei commentatori incazzati&anonimi è diffusissimo e le vittime (giornalisti e blogger) non sanno come gestire il problema: contrattaccare? Non alimentare? Smettere di pubblicare in rete?

Tutte le opzioni variamente utilizzate non risultano efficaci. Anche noi due  (chi scrive, e Januaria Piromallo) siamo spessissimo vittime di commentatori (rigorosamente anonimi) i quali, senza quasi mai entrare nel merito delle opinioni espresse (ricordo ancora una volta che scriviamo per un blog), ci attaccano nelle forme che Scanzi ha elencato.
Ho voluto tornare sull’argomento, anche perchè nell’ambito della fiera di Roma Più Libri Più Liberi, durante la presentazione del nostro libro (in cui si parla ampiamente anche del fenomeno dei troll) assieme ad altri due giornalisti specializzati in social media (Mello e Buquicchio), abbiamo tentato di rispondere ad alcune domande del pubblico – in particolare di Valentina V. che ringraziamo per aver stimolato la discussione – che ci chiedeva un parere sulle molestie via web. É innegabile che il trolling  (o la cazzimma tramite il web*) sia più insistente contro le donne, tanto da spingere alcune blogger a rivolgersi alla Polizia Postale, perchè dal trollaggio si passa rapidamente al cyberstalking. Tra i vari sessismi esistenti, il più diffuso e pervicace, purtroppo, è quello contro le donne.

Un blog, sociologicamente parlando (anche se non c’è ancora una rilevante letteratura accademica in merito), è come una libera piazza, ma in una fisica piazza non si va solitamente per prendere a schiaffi o insultare nessuno, come succede spesso nelle piazze libere virtuali. La differenza è nell’anonimato.

I vantaggi dell’anonimato vennero illustrati in tempi non sospetti anche da Platone, il quale affermò che qualunque uomo onesto dotato dell’invisibilità sarebbe diventato ladro, proprio grazie all’opportunità di non essere mai scoperto. Dunque? Metterci la faccia ed il nome, come fanno gli autori ed i blogger.

Un articolo o un op-ed online sono molto più letti di un giornale a stampa, innegabilmente. Quando non c’era la rete, i lettori potevano essere o non essere d’accordo sui concetti espressi (o magari nutrire pure qualche dubbio sulla notizia riportata), ma rimaneva un’opinione o un dubbio che difficilmente arrivavano all’autore del pezzo, anche perchè non si poteva offenderlo impunemente — qualora lo si fosse incontrato per strada — solo per il gusto di insultarlo. Sul web tutti (più facilmente che scrivere una lettera anonima, affrancarla e spedirla) possono indossare una maschera e offendere senza timore, per sport, per invidia, per livore, per maschilismo, o altro.

C’è anche un altro aspetto del problema. Molti lettori di un articolo commentato con insulti e senza argomentazioni vengono abbastanza condizionati in merito al reale valore delle opinioni espresse dall’autore. Ovvero, gli apprezzamenti (o gli eventuali contributi aggiuntivi) non sono così visibili come lo è un’offesa.
Nella strana somma algebrica tra detrattori ed estimatori, emergono sempre i primi, purtroppo.

Ultima riflessione. Abbiamo notato che dopo un tot  di commenti negativi (in media circa quaranta), si perde di vista il contenuto del post (o dell’articolo) e si passa a commentare i commenti, finendo per scannarsi a vicenda. Questo mi porta a considerare che un troll o un incazzato (per lo più anonimo) insulta per il gusto di farlo, ovvero che più che ‘incazzato’ l’aggettivo giusto sarebbe ‘permaloso’.

Si argomenti, invece. Si argomenti costruttivamente, per favore.

(Anche questa volta — e soprattutto questa volta! — sine praeiudicio melioris sententiae, ogni altra opinione, seppur discorde, sarà benvenuta, se posta con educazione e rispetto.)

* Cazzimma, (sost. napoletano) ovvero “Attitudine ad assumere comportamenti atti a danneggiare il prossimo immotivatamente e con godimento.”