Con il termine “dignità” ci si riferisce al valore intrinseco ed inestimabile di ogni essere vivente che merita rispetto incondizionato.

La Costituzione Italiana all’art. 3 recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese

In questi giorni è tornata alla luce il problema dell’eutanasia, come dignità di vita e dignità di morte, per il suicidio assistito di Lucio Magri.

Compito del medico è quello di guarire. In vita bisogna cercare di applicare tutti quei metodi che portano ad avere minor sofferenza possibile e mai provocarla. Bisogna quindi condannare e perseguire quei medici che eseguono esami che non occorrono ed operano senza necessità. Le istituzioni dovrebbero, per mio parere, controllare che  ciò non avvenga.

Il testamento biologico, approvato alla Camera nel luglio 2011, si pone, secondo me, a metà tra la dignità della vita e la dignità della morte nel senso che permette di far decidere al paziente, quando non sono nulle le capacità intellettive, se voler proseguire le cure, fermo restando l’obbligo di alimentazione ed idratazione. Questa decisione non è comunque vincolante per il medico.

Molto più difficile, non solo in Italia, è la scelta dignitosa della morte. In Italia l’eutanasia è vietata per legge.

Per morire bisogna espatriare, come ha fatto Magri, pagando diverse migliaia di euro, e nessuno ti controlla se vai solo perché in Italia è vietato o perché nessuno vuole affrontare seriamente il problema della “morte degna” e vuole quindi una eutanasia clandestina.

Io credo che occorra avere il coraggio della dignità. Sempre.