Retracing my steps di Ian Tweddy

Ian Tweedy è un artista che della contemporaneità riesce a cogliere il cuore. I suoi graffiti esprimono visioni futuristiche esaltanti, pur capaci di restare in armonia con l’ambiente del presente. La sua performance, domani, venerdi 25 novembre, a Roma, presso il Complesso monumentale Santo Spirito in Sassia, dove si esibisce, per la prima volta in uno spazio pubblico della Capitale, in un’eccentrica personale. Si tratta del terzo ed ultimo appuntamento di Spirito Due, promosso da Giubilarte Eventi, progetto che ogni volta coinvolge un diverso direttore di museo di arte contemporanea per mettere a confronto gli artisti più significativi del panorama creativo internazionale con un luogo che rappresenta il valore della memoria del passato (il complesso ospedaliero è del 727 d.C. e si è poi ridefinito nella seconda metà del Quattrocento sotto Papa Sisto IV). Il format prevede sempre un intervento performativo di poche ore, e domani Tweedy realizzerà una painting perfomance spettacolare (ore 19 – 22) dal titolo “Retracing my steps”, curata da Valentina Ciarallo e Ludovico Pratesi: la sorta di “messa in scena” dell’archivio personale di fotografie che rappresentano l’attività di street artist vedrà il giovane creativo alle prese con una rielaborazione pittorica improvvisata di tutti i suoi materiali. L’opera, rigorosamente site specific, mentre fa dialogare fotografia e pittura, si apre al sound (Sound design di Underground reverie) e al Rinascimento, arricchendo gli affreschi cinquecenteschi del Complesso Santo Spirito in Sassia con le provocazioni dei tratti franti della contemporaneità. Non solo: sabato 26, tra le 10 e le 14, Tweedy accompagnerà chi si è prenotato in un bus tour per vedere i lavori di street art più significativi di Roma, mentre Valentina Ciarallo e Ludovico Pratesi si impegneranno ad illustrarne valore e significato (invito riservato alle prime 30 persone che si prenotano inviando un’email nominale all’indirizzo info@giubilarte.it).

La sera, sempre a Roma e sempre domani, 25 novembre, il JazzUp Winter, marchio di qualità del del Jazz italiano e internazionale, porta sul palco i Réseau. Il progetto, che punta a sostenere giovani musicisti ma anche le eccellenze enogastronomiche, questa volta propone Il Peccato di Ronciglione, con un gruppo capace di integrare più “territori artistici”. E infatti strumenti come vibrafono, clarinetto basso, percussioni e batteria interagiscono con sonorità elettroniche digitali (realizzate live in una sorta di djset che offre alla musica il sapore dell’improvvisazione in jam) fino a sperimentare l’intreccio tra sonorità drum’n’bass e ritmiche antiche come la Tap dance. Lo ricordiamo: il Jazz Up è riuscito a far duettare musicisti del calibro di Billy Cobham, Richard Galliano, Enrico Rava, Gino Paoli o Fabio Concato con talenti ancora non esplosi come Gnu Quartett e Rapahel Gualazzi, o come Greg Burk, interessantissimo pianista e compositore di Detroit che attualmente sta dicendo una parola piuttosto significativa nel panorama internazionale del jazz e a cui il JazzUp ha affidato la direzione artistica della sezione New Generation.