Venticinque anni di “burgereconomia”. Lo scorso luglio la prestigiosa rivista britannica The Economistche molti lettori ricorderanno per le sue copertine che ammonivano sulla inettitudine di Silvio Berlusconi a guidare il Governo di un Paese occidentale – ha celebrato il venticinquennale di una delle sue invenzioni più giornalisticamente (non culinariamente) gustose: l’indice Big Mac. Si tratta di un indice economico che paragona la forza delle varie monete fra di loro, sulla base del concetto che esiste ormai un paniere di beni e servizi sufficientemente globalizzati, che potrebbero, teoricamente, costare uguale in ogni nazione. Fra questi beni, l’iconico panino con carne e sale (ben 1040 mg!) della McDonald’s, da cui l’indice prende appunto il suo nome.

Guardando a quanto costa un Big Mac nei vari Paesi, e traducendo il tutto in dollari americani, si può dedurre sia il costo della vita dei vari Paesi, che il livello di sopravvalutazione o sottovalutazione delle divise finanziarie. In questi 25 anni l’Indice Big Mac si è rivelato secondo gli economisti sorprendentemente accurato nel predire i movimenti di lungo termine dei tassi d’interesse stabilti dalle Banche centrali.

Per il 25° anniversario, l’indice si è arricchito di una divisa, la Rupia indiana (e del panino di McDonald’s equivalente, il Mac Maraja, fatto di carne di pollo e non di mucca, per la presenza di una maggioranza di indù), e tutti i risultati sono stato calibrati per la prima volta sul parametro del Prodotto interno lordo pro capite di ciascuna nazione. L’aggiustamento si è reso necessario tenendo conto del fatto che nelle nazioni più povere gli hamburger dovrebbero costare meno a causa del minor livello dei salari.

Nel dettaglio, ecco quanto costa un Big Mac in dollari USA in giro per il mondo:

Nazione Costo in $USA del Big Mac Valutazione della moneta locale rispetto al $USA
USA $ 4,07
Area Euro $ 4,93 +36%
Australia $ 4,94 +12%
Brasile $ 6,16 +149%
Canada $ 5,00 +24%
Cina $ 2,27 +3%
Hong Kong $ 1,94 -43%
Giappone $ 4,08 +5%
India $ 1,89 -8%
Svizzera $ 8,06 +63
UK $ 3,89 +9%

Il dato che salta agli occhi è relativo alla moneta cinese, lo Yuan, che a quanto dicono i colleghi dell’Economist, è arrivato a un livello di quasi parità con il dollaro americano. Se il dato è affidabile, i politici statunitensi potrebbero dover ripensare le loro abituali critiche contro il governo di Pechino, accusato di tenere la sua moneta sottovalutata per poter favorire le esportazioni di merci cinesi in tutto il mercato mondiale. “Il valore dello Yuan sembra essere vicino al punto di equità nei confronti del dollaro USA“, ha scritto l’Economist a fine luglio, “un dato su cui i politici americani avranno da rimuginare“. L’altro dato che appare chiaro è la momentanea sopravvalutazione del Real, la moneta del Brasile, che è stimato a un +149% rispetto al dollaro USA. Il nostro Euro sarebbe sopravvalutato di un 36%, mentre il dollaro canadese, o Loonie, sarebbe sopravvalutato di un 24%.

L’Economist opera poi una ponderazione di questi dati dell’Indice Big Mac con gli scambi commerciali e arriva alla conclusione che lo Yuan è sottovalutato del 7% rispetto al dollaro americano, un dato assai inferiore a quel 20-25% di sottovalutazione spesso attribuito da diversi politici americani alla divisa di Pechino. Da notare che il semplice costo del Big Mac in Cina è del 44% inferiore a quanto lo si paga in America (forse una buona notizia per i turisti americani in Cina), ma tenendo conto che il Prodotto interno lordo pro capite della Cina è circa un decimo di quello statunitense, la discrepanza di prezzo reale quasi si azzera.