Scontri a Tottenham
Scontri a Tottenham

1985, Broadwater. Una data e un nome affiorano come una velenosa reminescenza nei sussurri della folla riunitasi a sbirciare ciò che rimane della sommossa che la scorsa notte ha infiammato Tottenham, Wood Green e Haringey: il nord dimenticato di Londra.

Nell’Ottobre 1985 la visita di quattro poliziotti costò la vita a Cinthya Jarret. Il cuore della 49enne non resse alla violenta perquisizione degli agenti, irrotti nel suo appartamento in cerca del figlio Lloyd, colpevole di aver dichiarato il falso durante una retata. Il giorno seguente una piccola folla si adunò davanti alla stazione di polizia. La battaglia urbana prese fuoco, portando a decine di arresti, oltre 250 feriti tra le forze di polizia e un decesso, quello dell’agente Blakelock, ucciso a colpi di mannaia.

Staford Scott fa parte del gruppo che nel pomeriggio di ieri si è mosso alla volta della stazione di polizia di Tottenham, l’edificio rosso che ora si vede solo negli spiragli lasciati dalle camionette della polizia. Scott è il portavoce “ufficioso” della comunità:

“Un gruppo spontaneo di cittadini si è mosso ieri da Broadwater Farm. Si, la stessa Broadwater dell’85. La manifestazione era guidata da una donna, la madre di Mark Duggan, rimasto ucciso giovedì scorso durante un conflitto a fuoco con la polizia. Dopo quasi dieci giorni nulla è stato ancora notificato alla famiglia. Così, ciò che abbiamo chiamato “The silent protest” si è diretta verso il commissariato. Giunti lì gli ufficiali ci hanno invece congedati, sostenendo di essere ancora in attesa degli esami della scientifica. Questo è stato frustrante. E la frustrazione si è trasformata in rabbia quando i nostri ragazzi hanno trovato due macchine della polizia in posizione minacciosa all’imbocco della High Road.”

La comunità ha una sua versione dei fatti. Mark Duggan teneva la sua arma da fuoco nelle calze. Non ha sparato. La pistola è stata trovata sotto il corpo inerme. La comunità di Tottenham è ancora in attesa di un pronunciamento da parte della polizia.

La rabbia, scaturita dall’ambiguità della polizia è degenerata in un saccheggio che Londra non avrebbe mai pensato di vedere.

Un gruppo di ragazzi ha circondato le due macchine della polizia. È seguita una battaglia urbana fra due fronti che s’ingrossavano col passare dei minuti. Gli agenti uniti dalle comunicazioni via radio, le bande da Twitter. La sommossa si è rapidamente estesa alle strade circostanti. Un numero imprecisato di negozi è stato depredato. Alcune macchine sono state rubate per il trasporto del bottino. Qualcuno sostiene di aver visto un bambino di dieci anni guidare una macchina carica di vestiti mentre attorno la High Road andava in fiamme. Sì, perché le truppe assoldate via Twitter sono arrivate perfino dal sud di Londra, si dice. E, da qualunque angolo della metropoli provenissero, sono arrivate munite di bombe incendiarie. Alle due del pomeriggio di domenica i vigili del fuoco ancora combattevano con le fiamme che hanno divorato un intero edificio.

La strada è stata recintata per un lunghissimo tratto, ma attraverso le strade parallele, sui due lati, è possibile avere accesso visivo ai vuoti segmenti dello scontro.

Mi fermo a osservare le operazioni dei pompieri. Con me Pamela, 42 anni di Tottenham:

“Mi sono trovata nel bel mezzo del subbuglio. Avevo appena lasciato un pub quando ho visto sassi e bottiglie e randelli per aria. Mi sono tuffata dentro un Mc Donald’s. Sono rimasta imprigionata là dentro per un’ora, osservando incredula la violenza che cresceva oltre la vetrina. Dopo un’ora sono sgusciata fuori e sono riuscita a raggiungere casa, facendo un largo giro intorno agli scontri. Ancora non mi capacito”.

Pamela è di origini greche. E’ arrivata a Londra quando aveva 8 anni. Ha conosciuto l’85 e Broadwater. “Abbiamo lavorato per 20 anni, tutti insieme per ricostruire questo quartiere” – dice.

“Bianchi, neri, greci, italiani, jamaicani. Questo quartiere è multirazziale. Quando ero giovane, e fino a pochi anni fa, Tottenham era piena di centri giovanili che proteggevano i ragazzi dalla strada. Ora tutto è andato in fumo. Ai politici non importa un bel nulla. Ci hanno abbandonati. Noia è l’unica parola che mi viene in mente”

David Lammy, il deputato di Tottenham, ha utilizzato quasi tutto il tempo concessogli nelle interviste a deprecare la violenza. Evanescenti sono stati i riferimenti al profondo discontento che sobolle nel tessuto sociale di Tottenham.

“Quanto accaduto giovedì scorso – ha detto il parlamentare, riferendosi alla morte di Mark Duggan – solleva domade cui dobbiamo dare risposta, ma la reazione non può essere il saccheggio.”

“Mia figlia ha 15 anni – conclude Pamela. Quanti ne avevo io nell’85. Siamo punto e a capo. E io non so come spiegarle ciò che è successo, ora che torno a casa. Non ho risposte, in mente ho solo il disfacimento della mia comunità”.

Guarda le foto degli scontri

Di Luca Foschi, giornalista freelance a Londra