Signor giudice c’è posta! Di cosa di tratta? È una raccomandata di c….a!

Sì, proprio c…a o, più tecnicamente, “escrementi”. Probabilmente umani, raccolti diligentemente e con premura, rinchiusi in due fogli di carta igienica ed imbustati attentamente in una missiva riservata. Questo è il contenuto di una raccomandata, che ho ricevuto in ufficio il 30 giugno, in presenza di svariati testimoni. Il fatto in sé non sarebbe neanche un evento eccezionale (purtroppo rientra a pieno titolo tra i “benefit” di un magistrato), ma la circostanza curiosa è che il prezioso plico era contenuto in una busta del Consiglio di Stato regolarmente protocollata (almeno all’apparenza).

Ebbene sì, succede anche questo nella giustizia amministrativa. Certamente molti colleghi non debbono amarmi. Per comprenderlo basta leggere qualche post da me scritto su questo blog, in cui metto in evidenza i problemi (e i malcostumi) della giustizia amministrativa (facendo nomi e cognomi), essendo profondamento convinto che la forza di un’istituzione risieda proprio nell’affrontare e risolvere apertamente i propri problemi (e non nel nasconderli) e nel prendere le distanze dai comportamenti di singoli. Ma devo confessare che questo davvero ha superato la mia immaginazione, anche se spero ancora che il prezioso dono non provenga dall’interno dell’istituzione.

Mentre l’interrogazione parlamentare (prevista proprio per il 30 giugno) di cui avevo dato notizia in questo blog (e di cui si è occupata la trasmissione Report) relativa ai numerosi disciplinari aperti nei miei confronti per fatti legati alla manifestazione del pensiero – e in particolare dopo aver denunciato la storia del Consigliere di stato invalido-maratoneta (Carmine Volpe), del cosiddetto concorso delle mogli (le consorti dei colleghi Salvatore Mezzacapo e Vincenzo Fortunato, capo di gabinetto di Tremonti, che hanno vinto il concorso al Tar la cui commissione è stata nominata dai mariti), del “caso Giovagnoli” e dei magistrati massoni in sonno – è stata rinviata al 6 luglio, avendo comunicato il Governo di non essere ancora in grado di rispondere, vi è da dire che è da un po’ di tempo che la corrispondenza tra magistrati amministrativi non brilla per stile ed educazione, peraltro nell’indifferenza degli organi di disciplina.

Spulciando tra gli atti ufficiali del Consiglio di Presidenza, si trova ad esempio l’esposto del consigliere Roberto Bucchi, che afferma pubblicamente di voler apostrofare un collega con il non proprio raffinato frasario di Tomás Milián, e la rimessione della querela contro il consigliere Davide Ponte, che si era vantato con centinaia di magistrati amministrativi di aver “deliziato” un collega indirizzandogli le proprie flatulenze intestinali durante una riunione della Associazione nazionale magistrati amministrativi.

In mancanza di un qualsivoglia intervento disciplinare dell’organo di autogoverno della giustizia amministrativa, che peraltro annovera tra i suoi componenti anche il consigliere Luciano Barra Caracciolo, che è un lontano familiare dell’allegro dispensatore di peti, non c’è quindi da stupirsi che qualcuno si senta financo legittimato a spedire carta igienica con escrementi, addirittura in una busta intestata del Consiglio di Stato. E allora ben venga la pubblicità di questi fatti, sperando che almeno la vergogna possa gettare un freno ai comportamenti di questi magistrati che, se lasciano indifferenti i membri dell’organo di autogoverno, rendono bene al pubblico cosa stia diventando questa prestigiosa istituzione repubblicana.

Siccome mi piace prendere le cose a ridere, lascio alla vostra immaginazione le reazioni che può aver suscitato il collega petomane a palazzo Chigi, ove ha svolto un delicato incarico durante il Governo Berlusconi e dove è stato visto più volte con Gianni Letta… E poi immaginatevi la faccia del pm che, vedendosi arrivare la mia querela, dovrà decidere se fare un accertamento tecnico comparativo mettendo tutto il Consiglio di Stato sul vasino! Ridiamoci sopra, che è meglio.